Francesco Pullia,NOTIZIOLE DALLA ROSSA UMBRIA…

DA notizie radicali NOTIZIOLE DALLA ROSSA UMBRIA… di Francesco Pullia   Nel 1449 Benozzo Gozzoli realizzò per la chiesa domenicana di Santa Maria Maggiore, a Narni, un’Annunciazione che quasi sicuramente è la sua prima opera firmata: OPU(S) BENOT(I) DA FLORENT(IA).
Si tratta di un’opera talmente pregevole da essere stata definita da un critico francese ravissante, incantevole.
Un articolo, molto dettagliato, apparso alla fine di marzo nelle pagine di cronaca locale del quotidiano “La Nazione” informava che, in realtà, da ben otto anni, dopo un primo restauro fatto nel 2001, sono mancati i necessari interventi e l’opera, giacente in un ambiente dell’ex sede vescovile di Narni, a quanto pare neanche adeguatamente climatizzato, presenta preoccupanti lesioni.
Prontamente, Elisabetta Zamparutti, parlamentare radicale, ha rivolto un’interrogazione al ministro della cultura, Sandro Bondi, per conoscere quali provvedimenti urgenti avrebbe adottato per salvare dal definitivo deterioramento un bene di così inestimabile valore.
Alla vicenda si è interessato anche Adriano Sofri nella rubrica “Piccola Posta” sul quotidiano Foglio: “Ci sono fotografie “clandestine” – ha scritto Sofri- che documentano il degrado.
Per vederlo di persona occorre un permesso.
Nel museo (della città di Narni, Palazzo Eroli, n.d.r.) cui l’opera è destinata c’è una fotografia e la dicitura “in restauro”.
Ci sono trentamila euro ministeriali stanziati nel 2008 e finora non usati.
(…) Non mi è facile capacitarmi della questione”.
Insomma, il destino di una tavola di indiscusso valore, appartenente ad uno dei maestri del Quattrocento, non può assolutamente passare sotto silenzio.
Che fine ha fatto questo gioiello? Se, come affannosamente qualcuno vorrebbe accreditare, sarebbe in realtà in restauro perché non dirlo pubblicamente, mostrando, però, accurata documentazione (foto, diapositive, video)? Se non lo si fa è perché non è così e sotto c’è qualcosa di torbido, quantomeno di strano, su cui è doveroso che s’indaghi fino in fondo.
A meno che di quanto accade nell’Umbria rossa, in questo pseudo “cuore verde d’Italia” governato senza soluzione di continuità dal PCI, adesso PD, non bisogna parlare mai, come accade dove, più o meno segretamente, vigono le regole dell’“onorata famiglia”.
A proposito, stando a quanto dichiarato dalla DIA, Direzione Investigativa Antimafia, nell’ingente patrimonio sequestrato a Torino ad una nota cosca c’era anche il 50 per cento di una società [...]

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