Francesco Silvestri,IL MESTIERE DELLO STORICO

IL MESTIERE DELLO STORICO  da storia e futuro Francesco Silvestri   Il mestiere dello storico Incontro-lezione con Carlo Ginzburg Bologna, lunedì 26 aprile 2010 Forse, quando William Goldman nel suo serratissimo Il maratoneta fa dire al protagonista (guarda caso un dottorando di Storia, guarda caso impegnato in una ricerca sui pittori rinascimentali italiani) che “sapere tutto non è impossibile; solo, non è facile”, forse – dicevamo – aveva in mente Carlo Ginzburg.
Il dubbio, già legittimo, esce rafforzato dall’incontro organizzato dagli allievi Collegio superiore dell’Alma mater studiorum, dove tra citazioni e rimandi trasversali alle discipline storiche, all’antropologia, alla filosofia, alla letteratura, alla psicologia, Carlo Ginzburg ha risposto al fuoco di fila di domande che un pubblico appassionato, per lo più composto da studenti, gli ha rivolto sul significato e l’attualità della professione di storico.
Proveniente da una delle famiglie che più hanno dato alla cultura italiana del XX secolo, docente di Storia moderna all’Università di Bologna, ad Harvard, Yale e Princeton, nel corso degli anni Ottanta, al Warburg Institut di Londra e all’Ecole Pratique des Hautes Etudes di Parigi, prima di tenere tra il 1998 ed il 2006 il corso di Storia del Rinascimento italiano a Ucla, oggi titolare della cattedra di Storia delle Culture europee alla Normale di Pisa, accademico dell’Accademia delle Arti del disegno di Firenze e membro onorario dell’American Academy of Arts and Sciences, Carlo Ginzburg è senza dubbio una figura prominente della storiografia europea.
Proprio dai giganti della storiografia continentale – Bloch e Febvre in primis, ma anche il britannico Carr e Benedetto Croce – prende le mosse la riflessione di Ginzburg sul mestiere dello storico, visto non come chi si occupa del passato, bensì come qualcuno che pone al passato i quesiti utili a comprendere il presente.
È la riscoperta della tesi crociana secondo cui tutta la Storia è Storia contemporanea, ma arricchita di un ulteriore livello: il fatto che il passato diventa presente nel momento in cui ci si rivela.
Nell’interrogare il passato per capire il presente, tuttavia, va considerato che i documenti non sono stati scritti per noi.
C’è uno scarto tra il punto di vista dell’osservatore e quello dell’osservato di cui si deve essere consapevoli, uno iato che Pike, antropologo e missionario in Africa, ha illustrato attraverso la distinzione tra (phon)etic, il suono come raccolto dall’ascoltatore, e (phon)emic [...]

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