Fulcanelli

Fulcanelli Cosa succedesse in quel vecchio edificio al numero 59 di rue Rochechouart a Parigi nessuno lo può dire con certezza.
Certo è che negli anni venti di questo secolo, divenne ben presto il punto di riferimento e ritrovo di un piccolo ma selezionato gruppo di occultisti.
A tenere banco erano Eugene Canseliet e Jean Julien Champagne, che lì ci abitavano, e l'argomento di discussione era sempre quello: Fulcanelli.Eugene Canseliet e Jean Julien Champagne si proclamavano suoi discepoli, e se la sua fama raggiunse in poco tempo tutta Parigi lo si deve a loro, alle voci che sapientemente venivano seminate durante gli incontri segreti riguardo ai suoi prodigi, alla sua enorme erudizione.
Canseliet e Champagne erano le uniche persone a conoscere la vera identità di questo misterioso personaggio, di questo alchimista che lavorava in assoluto segreto in qualche luogo oscuro di Parigi.
Secondo quanto dissero, Fulcanelli era un adepto.
Nel linguaggio alchimico, adepto designa colui che è giunto ai gradini più alti della saggiezza, colui che ha già ottenuto, o sta per ottenere la pietra filosofale, e con essa tutti i segreti della filosofia ermetica.
Non bisogna dimenticare che uno dei principi fondamentali dell'alchimia è che il processo grazie al quale la materia si trasforma in una sostanza perfetta, comporta effetti paralleli sulla personalità dell'alchimista: mentre la materia si evolve, la personalità dell'alchimista muta fino a raggiungere il livello massimo di evoluzione.
L'individuo che inizia il percorso della Grande Opera non sarà mai la stessa persona che era all'inizio: nuove capacità fisiche e psichiche si manifestano nella sua personalità fino a raggiungere stati di chiaroveggenza.
Ma chi erano Canseliet e Champagne? Canseliet era all'epoca un giovane sui vent'anni che si dedicava con passione agli studi alchimici.
Col passare del tempo diventò l'unico depositario dei segreti del maestro.
Champagne, amico intimo di Canseliet, di circa vent'anni più anziano, era invece un pittore e disegnatore.
I resoconti che essi fecero sui risultati del lavoro del maestro contribuirono a fomentare speculazioni di ogni tipo riguardo all'identità dell'alchimista: per alcuni si trattava di un cavaliere, proprietario di enormi fortune, di origine aristocratica, un membro di una nobile famiglia francese.
E siccome era sul punto di ottenere la pietra filosofale e quindi anche di elaborare l'elisir di lunga vita, era percepito come una personalità capace di produrre grandi cambiamenti nella storia dell'umanità.
Ma [...]

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