GAZA E LE CONVENZIONI DI GINEVRA

GAZA E LE CONVENZIONI DI GINEVRA Per secoli, il vincitore ha avuto ogni diritto sul vinto, sia militare che civile.
Gli eserciti si sostenevano – per quanto riguardava il cibo e ogni altro bene – depredando i territori sui quali passavano e se vincevano una battaglia avevano il “diritto” di ammazzare i prigionieri, di rendere schiavi i vinti, oppure di uccidere tutti gli uomini e di stuprare le donne.
Per poi magari uccidere anche loro.
Né molto più teneri erano con i commilitoni.
Chi era ferito poteva essere lasciato morire.
L’accompagnamento musicale del dopo battaglia erano i lamenti dei feriti di cui nessuno o quasi si curava.
Naturalmente parecchi lettori protesteranno, leggendo queste righe, come se le conseguenze devastanti del cancro fossero colpa dell’oncologo che le descrive.
L’umanità ci ha messo veramente molto, per accorgersi che questa situazione era intollerabile.
Ci sono voluti secoli e secoli, prima di arrivare a Florence Nightingale e alle Convenzioni di Ginevra.
Finalmente s’è fatta strada l’idea che, se non si possono evitare le guerre, si possono almeno limitare quegli orrori che non sono utili alla guerra stessa.
Si possono proteggere i prigionieri, perché ce ne sono da una parte come dall’altra, e si può rispettare la popolazione civile, perché il suo eventuale massacro non conduce di per sé alla vittoria.
Gli obblighi nei confronti della popolazione civile hanno posto immediatamente il problema di riconoscerla e per questo s’è stabilita la regola che la distinzione la fa il vestiario.
I militari vestono in uniforme, i civili no.
Nel film “Il Pianista” un ebreo polacco, miracolosamente scampato alle camere a gas, rischia di essere ammazzato dai russi solo perché un ufficiale tedesco gli ha regalato un cappotto e i soldati sovietici hanno giustamente tendenza a sparare a quel cappotto, chiunque ci sia dentro.
Naturalmente i civili non devono aggredire i vincitori.
Sarebbe strano che, a fronte della pietà per gli inermi, gli inermi avessero poi il diritto di attaccare chi li ha risparmiati.
Per questo, secondo le convenzioni internazionali, i civili che aggrediscono l’esercito nemico non beneficiano dello status di prigionieri: se presi, sono immediatamente passati per le armi.
Questo è durato, senza sostanziali problemi, fino a tutta la Prima Guerra Mondiale.
Purtroppo, considerando ormai intangibili certi principi, durante la Seconda Guerra Mondiale la popolazione civile si è creduta in diritto di prendere le armi contro l’esercito invasore: l’hanno [...]

Leggi tutto l'articolo