GAZZA

ACCANIMENTO Se non ci fossero Amy Winehouse e Paul Gascoigne, i tabloid inglesi dovrebbero dedicarsi ad altro: tipo, chessò, vendere le stoviglie della Juve.
Il martellamento su questi due personaggi è oggettivamente fastidioso: non passa settimana che non ci siano scrupolosi aggiornamenti su quanto è fatta, magra, zozza e malata la prima, e su quanto è fuori e ubriaco il secondo, con dettagliati resoconti sulle loro imprese (pugni ai concerti, svenimenti, sbornie, camere d'albergo sfasciate, parenti maltrattati).
All'amo, in Italia, ha abboccato la Gazza che da qualche giorno si sta insistentemente occupando di Gazza (erano anni che tentavo di inoltrarmi in questo giuoco di parole).
Sono entrambi malati.
La Gazza di voyeurismo e Gazza di alcolismo.
Io invoco il diritto di oblio per Gazza, inteso come ex-calciatore.
Il diritto a ubriacarsi senza che ci siano fotografi ad aspettarlo mentre traballa fuori dal pub.
O  senza che ci sia uno dentro al pub con la telecamera a riprendere le sue farneticazioni per venderle al mondo.
Oggi chissà quanta gente avrà assistito al patetico spettacolo di un alcolista che racconta davanti al biliardo di essere amico del Papa, Bush e Clooney.
Anche Tyson l'hanno rovinato così, facendogli salire di continuo il sangue alla testa.
Il confine tra l'essere teste di cazzo (perniciose, patologiche e potenzialmente criminali) e il dar fuori di matto perchè provocati è labilissimo.
Oggi i video e le fotogallery di Gascoigne sono uno schifoso rimestare nel torbido, che non strappano nemmeno il più tirato dei sorrisi.
Probabilmente Gazza non guarirà mai - non è comunque un buon motivo per continuare a massacrarlo.
- e di certo non lo farà continuando a leggere sul giornale, secondo certosini reportage, l'angolo di strada dove ha vomitato  la birra o il colore dei pantaloni in cui se l'è fatta addosso.
 

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