GIANNA CARRANO SUNÈ Siamo tutti appesi a un filo A cura di Stefano Bianchi è stata prorogata fino al 30 Aprile

In occasione del PhotoFestival 2011 e il Salone del Mobile, la Galleria La Torre Arte Moderna e Contemporanea, proroga la mostra itinerante di Gianna Carrano Sunè: “Siamo tutti appesi a un filo”.
Nelle sue immagini, l’artista sviluppa il tema dell’equilibrio e della sua precarietà visualizzando soggetti acrobaticamente in sospeso, alla ricerca di una possibile stabilità sull’orlo di una dimensione sconosciuta.
Le fotografie, in bianco e nero, hanno l’unica nota di colore nel filo rosso (che rappresenta il “focus” nello sguardo dello spettatore) inserito direttamente nel quadro con un tubo luminoso di wirelux.
Il progetto-luce, evidenzia con forza luminosità e ombre dello spazio per dividerne i volumi e sottolineare, rafforzandole, nuove emozioni.
I soggetti delle fotografie, sono persone che hanno accettato di partecipare al progetto rappresentando il loro atteggiamento nelle situazioni di instabilità verso l’ignoto.
Dando, così, un significato più profondo al lavoro fotografico.
SIAMO TUTTI APPESI A UN FILO di Stefano Bianchi ...poichè luce e spazio sono inscindibili, se si elimina la luce il contenuto emotivo dello spazio scompare e diventa impossibile coglierlo.
Siegfried Giedion Buio fitto.
Nero senza fine.
Corpi.
Accesi e trapassati da una luce che cerca d’esorcizzarlo, quel buio.
Corpi di uomini, donne, magri, grassi, alti, bassi.
Sorpresi dall’obiettivo nel saporito fiore degli anni e nel cosciente spessore della maturità.
Che oscillano, come fossero equilibristi, spostando i loro passi fra le insicurezze della vita.
O rimangono fermi, sul filo, per imparare a conoscerne insidie e tentazioni.
Gli uni e gli altri, che si muovano o restino fermi, non si portano appresso inutili zavorre.
Ma la loro solitudine, questo sì.
Soli: davanti al vuoto e all’abisso che li circonda.
Mateo, seduto sul luminoso filo rosso, sembra sporgersi nel tentativo di intravvedere qualcuno, laggiù.
Fino a farsi inghiottire dall’ignoto.
Bet, invece, si mette a danzare sul filo.
Ma i suoi sono movimenti soffocati, raggrumati, colti sulla difensiva.
S.K.A., d’istinto, osa l’inosabile.
Tanto vale rischiare.
E balza al di là del filo, nel caos del vuoto.
Ana sembra raccogliersi in preghiera, Iside non indugia e spicca il volo, Josè oscilla sul filo rosso come il più esperto fra tutti gli equilibristi.
Mette in fila passi ragionati, uno dopo l’altro, con meticolosità.
E poi Lola, Maria, Ale, Simone… Corpi che si incurvano e si distendono.
Muscoli che si flettono.
Dita intrecciate.
Spasmi.
Respiri [...]

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