GIULIANO AMATO PRESIDENTE? Il nemico dei Sardi, di Francesco Casula

Amato e la sovranità.
Unità d’Italia, inutile retorica di Francesco Casula La casta (che nel contempo è anche una cricca) è sostanzialmente omogenea.
Ma alcuni suoi mandarini e criccaiuoli sono particolarmente odiosi: uno di questi è Giuliano Amato, già ultracaxiano e poi riciclatosi in pdl-pd; pluri e megapensionato privilegiato; ultraspocchioso e grande nemico dei Sardi: a un Convegno tenutosi a Cagliari per le celebrazioni dei 150 anni dell’Unità d’Italia, ha affermato: “Qui nella vostra Isola si discute di sovranità da affermare.
Per me che sono un giurista costituzionalista fa rabbrividire che la sovranità venga attribuita a una parte del popolo e non all’intera nazione”.
I “brividi” amatiani potrebbero essere liquidati semplicemente ricordandogli che la sovranità che i Sardi rivendicano attiene alla Nazione sarda e dunque all’intero popolo sardo.
Ma lui, evidentemente, confondendo Stato con Nazione, con una visione tipicamente e biecamente ottocentesca e ormai superata, pensa ai sardi non come popolo specifico e come Nazione autonoma ma come parte indistinta del popolo italiano e della stessa nazione italiota.
Ma sarebbe arretrato anche all’interno di queste coordinate culturali e politiche.
Amato dovrebbe infatti sapere, che nell’ottica e nella sagomatura dello Stato federalista verso cui si marcia –con la sostanziale condivisione di tutte le parti politiche- la sovranità non è unica né è posta solo negli organi centrali dello Stato ma è divisa fra Stato federale e Stati particolari –o regioni che dir si voglia- e ognuno la esercita di pieno diritto.
Con la sua affermazione Amato è ancora fermo allo stato ottocentesco, unitario, indivisibile e centralista, che al massimo può dislocare territorialmente spezzoni di potere dal “centro” alla “periferia”.
O, più semplicemente può prevedere il decentramento amministrativo e concedere deleghe limitare e parziali alla Regione che comunque in questo modo continua ad esercitare una funzione di “scarico”, continuando ad essere utilizzata come un terminale di politiche, sostanzialmente decise e gestite dal potere centrale.
Sarebbe bastato leggere Lussu che -fin dal 1933- parlava di sovranità “divisa fra Stato federale e Stati particolari” – o meglio federati, aggiungo io – e dunque di “frazionamento della sovranità”.
Che comporta inevitabilmente la rottura e la disarticolazione dello stato unitario “nazionale” per dar luogo a una forma nuova di Stato di Stati.
Evidentemente tutto ciò era troppo per un [...]

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