GIUSTIZIA SOCIALE

Ha detto Gesù: “Procuratevi amici con la disonesta ricchezza, perché, quand'essa verrà a mancare, vi accolgano nelle dimore eterne”.
Perché Gesù parla di “disonesta ricchezza”? Non si possono forse trafficare i talenti in modo onesto? Gesù non parla di coloro che lavorano con profitto, che possono essere onesti, ma delle ricchezze, che spesso sono favorite da quelle che la Chiesa chiama STRUTTURE DI PECCATO, strutture causate dai peccati personali, che non permettono uno sviluppo sociale in armonia con la giustizia.
La prova? L’esistenza di situazioni di povertà, che una società giusta non può tollerare.
Chi è onesto, perciò, anche se ha “trafficato” secondo le regole, sapendo che è solo un amministratore dei beni che possiede, è chiamato a provvedere ai poveri, supplendo alle mancanze della società.
Si possono possedere molti beni essendo onesti, ma le ricchezze, in una società in cui è presente il peccato, hanno sempre un margine di disonestà in se stesse.
Gli amici che occorre farsi con le disoneste ricchezze sono, perciò, chi ne ha bisogno.
Il dovere di supplire alle ingiustizie della società, però, non significa che non bisogna cambiare le cose.
Anzi, occorre agire soprattutto per cambiare la società, sia convertendosi ed evangelizzando (le strutture di peccato sono conseguenza dei peccati personali), ma, contestualmente, anche agendo in campo politico.
Non a caso la politica, per Papa Paolo VI, è una “forma alta di carità”.
Di conseguenza, chi ha potere, a cominciare dai politici, sono i primi ad essere chiamati a fare di tutto per eliminare le ingiustizie e le storture della società (senza procurare altre storture e ingiustizie, forse peggiori delle precedenti).
Se non per convinzione, si impegnino per una società più giusta almeno per convenienza, per timore del giudizio di Dio, come per convenienza agì l’amministratore disonesto della Parabola evangelica.

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