GLI ANIMALI HANNO UN’ANIMA

sabato 16 maggio 2009 GLI ANIMALI HANNO UN’ANIMA Nel conclave astrologico regna la democrazia, ma al tavolo rappresentato dalle coordinate spazio-temporale che disegnano sulla Terra dodici posti, ben 7 (la maggioranza) sono occupati da animali.
Ariete, Toro, Cancro (granchio) Leone, Scorpione, Capricorno (stambecco) e Pesci.
Quattro di questi Toro, Scorpione e Leone e Pesci sono pericolosi e mortali.
Se ci aggiungiamo il segno dell’animale fantastico, il Sagittario o Centauro, metà uomo e metà cavallo, prevalgono alla fine gli animali 8 a 4.
Gli altri infatti sono 3 segni con fattezze umane, Gemelli, Acquario, Vergine, ed uno solo strumentale, la Bilancia.
Questo quadro antico come il tempo non è affatto casuale ma nasconde molti significati simbolici, sia nel numero che nella sua sequenza, ed ha radici matematiche.
La progressione cardinale-fisso mobile (del 3) ed il quaternario rappresentato dalla quadruplicità degli elementi.
Ad esempio il Fuoco ha il suo rappresentante cardinale nell’Ariete, il segno fisso nel Leone, ed il segno mobile nel Sagittario.
E lo stesso per gli altri tre elementi.
Il fatto è che anche gli animali provengono dalle stelle, hanno un’anima, nel senso che condividono quella cosmica.
Questo concetto è stato spesso confutato ad esempio dal filosofo Cartesio, che vedeva negli animali, macchine, a sua volta confutato da Voltaire .
Un prete, Jean Prieur, ha invece scritto un libro edito de Edizioni Mediterranee dal titolo, “GLI ANIMALI HANNO UN’ANIMA” e che raccoglie storie commoventi di gatti che prendono il treno per tornare a casa, di cani che salvano i padroni, del cavallo che conosceva la matematica, di quello che salvò il padrone, etc.
Zanna Bianca, Rin Tin Tin, Spirit cavallo Selvaggio insegnano.
Ma ci sono molti altri episodi nel corso della storia.
A Firenze ad esempio : In piazza de’ Giudici, sulla spalletta dell’Arno, è posta una curiosa lapide.
Essa recita: “Qui sono le ossa del cavallo di Carlo Cappello, legato veneto.
Oh cavallo, che non sarai dimenticato, questo sepolcro e questo monumento il tuo padrone, non ingrato, ti diede per i tuoi meriti”.
Conserva la memoria di un episodio avvenuto il 13 marzo 1530, quando durante l’assedio imperiale della città, fu sparato un colpo di mortaio contro Carlo Cappello, alleato dei fiorentini, mentre si stava recando a Palazzo della Signoria.
Questo accadde in Piazza de’ Giudici.
Il colpo scoppiò sotto la pancia dell’animale che venne dilaniato ma, grazie alla sua mole, salvò la vita al padrone che rimase [...]

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