GRAZIE FRANCO

  Dal 2004 le nostre prestazioni chirurgiche sono aumentate in modo esponenziale, pur avendo una sala operatoria veramente piccola.
Per il 2008 segnalo che gli interventi fino alla data odierna sono 1398.
L’intervento più frequente è il taglio cesareo (405 nel 2008 su un totale di 1800 parti).
A questo proposito cito i dati pubblicati da una commissione Europea secondo la quale in Italia il 38% dei parti sono cesarei: noi ci attestiamo attorno al 25% e siamo in target con le percentuali auspicate dall’OMS per i Paesi in via di sviluppo dove le possibilità di monitorare e seguire le complicazioni del travaglio sono più limitate.
Poi operiamo quasi tutte le patologie di carattere ginecologico: RCU, isterectomie dovute a fibromi, miomectomie uterine, cisti ovariche, gravidanze extrauterine, escissione di fibroadenomi mammari e mastectomie, ecc.
In campo non ginecologico operiamo ernie di tutti i tipi.
Ci capita di dover fare interventi demolitivi dovuti a gangrene (diabetiche o da ulcere tropicali): facciamo amputazioni, toelette chirurgiche per osteomieliti, innesti cutanei  e flap.
Operiamo senza problemi le emorroidi.
Quotidiano è poi il nostro lavoro in traumatologia: soprattutto ferite lacero-contuse da machete, accidentali o violente: spesso ci dobbiamo cimentare nella riparazione di tendini lesionati.
Inoltre siamo in grado di operare una appendicite acuta.
In campo urologico operiamo prostatectomie, escissioni della tunica vaginale per idrocele, orchidectomie per patologia neoplastiche o infettive (TBC).
Facciamo biopsie e agobiopsie, usando anche la guida ecografica.
Tutto questo lo abbiamo imparato grazie all’apporto di volontari che hanno saputo mettersi al nostro fianco ed insegnarci con pazienza e bontà: abbiamo certo imparato più dai volontari che dai libri.
Quello dei chirurghi che sono passati da Chaaria è sempre stato un volontariato molto illuminato: essi hanno capito da subito che non era il caso di venire a fare interventi superspecialistici per due settimane, se poi tutto fosse finito lì.
Essi hanno compreso che era importante il nostro apprendimento, in modo che una tecnica operatoria vista e praticata con loro, potesse poi diventare routine di tutto l’anno.
E’ stato un lavoro costante e per certi versi un po’ temeriario: loro mi hanno sempre incoraggiato ed io mi sono buttato.
Tutti mi dicevano che era importante che alla loro partenza, Chaaria avesse acquisito almeno una tecnica in più: questa idea di volontariato che fa crescere la struttura mi è sempre sembrata molto [...]

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