GROTTA PAGLICCI: LA STORIA DEGLI SCAVI

Furono alcuni indigeni a trovare per primi in superficie sporadici resti litici nell’immediate vicinanze di Grotta Paglicci.
Tra questi , vi era uno studente di geologia.
Vi era venuto assieme ad altri coetanei, non tanto perché attratto da motivi scientifici, quanto dal mistero del tesoro nascosto, secondo le dicerie, dal capo - brigante Gabriele Galardi, popolarmente noto col nome di Jalarde, del cui antro fu l’ospite prevalente, come risaputo, durante la sommossa brigantesca degli anni’60 del secolo XIX.
La voce del ritrovamento giunse all’orecchio di Raffaele Battaglia dell’Università di Padova che, dopo averne constatato la veridicità tramite opportuno sopralluogo, la segnalò a sua volta, come giacimento di un qualche interesse al mondo scientifico.
La notizia fu recepita da Francesco Zorzi, direttore del Museo Civico di Storia Naturale di Verona, il quale nel 1960 compì un sopralluogo a Paglicci assieme al geologo Angelo Pasa (dello stesso Museo), a Fiorenzo Mancini, geo-pedologo, al giovanissimo Franco Mezzena e a Palma di Cesnòla.
Dal 1961 al 1963 lo Zorzi condusse gli scavi nel deposito (Paleolitico superiore) della prima sala della grotta, pervenendo fino alla profondità di sei metri dal piano di calpestio.
Del 1961 è la scoperta, da parte di Zorzi e Mezzena, della saletta delle pitture.
Nel 1964 muore Zorzi e la grotta rimane in balia del cercatore di tesori (Leonardo Esposito) e dei clandestini.
L’attività di Palma di Cesnòla a Paglicci iniziò negli anni’71, allorché ottenne la concessione ministeriale di ripristino della ricerca interrotta.
In quell’anno egli, assumendo come principale collaboratore Franco Mezzena (che aveva già partecipato con Zorzi agli ascavi del ’61 – ’63), condusse ben tre campagne di scavi, le quali interessarono i depositi sia del Riparo Esterno sia della prima sala della grotta.
I risultati furono i seguenti: a) messa in luce nel Riparo Esterno di una interessante serie stratigrafica comprendente in basso un orizzonte del Paleolitico inferiore (databile a 200-300.000 anni fa), in alto più orizzonti del Paleolitico medio (forse dagli 80 ai 50.000 anni); b) approfondimento dell’esplorazione del deposito del Paleolitico superiore fino a oltre 8 metri dal piano di calpestio,con scoperta di facies gravettiane nuove per l’Italia; di un oggetto d’arte(profilo di stambecco graffito su osso) datato col Carbonio 14 a 22.200 anni da oggi); di una sepoltura umana sotto ocra e con ricco corredo funebre, datata a prima di 24.740 anni fa oggi.
Nel corso degli [...]

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