Gabriele De Ritis, "I volti dell'amore " di Nadia Fusini

www.gabrielederitis.it I volti dell’amore, di Nadia Fusini   Il volto Questi volti apparsi tra la folla: petali su un ramo umido e nero.
Così recita nella versione di Vittorio Sereni la poesia - quasi un haiku - di Pound, che in originale suona: The apparition of these faces in the crowd; / Petals on a wet, black bough.
Il titolo In una stazione del métro (In a Station of the Metro) ci aiuta a comprendere meglio.
L’epifania cui la poesia allude accade in una stazione metropolitana: il poeta vede sbucare dalla gola profonda del metrò (che nella sua lingua madre si dice underground - parola che egli volutamente evita); il poeta, dicevo, vede sbucare dal sottosuolo una folla indistinta, amorfa, anonima.
Ma ecco che si accendono come fossero luci le facce; i volti appaiono e sembrano al poeta petali su un ramo bagnato, scuro.
Su un ramo umido, nero, è difficile, non viene spontaneo immaginare dei petali; è in effetti una strana fioritura questa cui allude Pound, il quale grazie alla sua immaginazione poetizza la piovosa e tenebrosa stazione del metrò di una sera qualunque a Parigi [...].
Il volto appare.
Il modo della manifestazione del volto è l’apparizione.
L’epifania illumina d’un tratto il buio dell’anonimato.
Il volto è una luce che si accende nella notte della metropoli.
Nella metropoli, che sia New York, Parigi, Londra, siamo tutti soli, un’indifferente moltitudine senza nome, una folla di equivalenze, uno uguale all’altro e a nessuno… Ma tale indifferenza a volte si strappa e una faccia ci colpisce; che non sarà necessariamente bella, ma singolare.
E’ allora che percepiamo l’esistenza dell’altro.
Il volto non è il nome proprio, è un che di più essenziale del nome; non è l’identità, è semmai l’alterità, il segno umano per eccellenza.
Un volto può attraversare la mia strada e rimanere anonimo - sarà per sempre l’altro, l’estraneo, non lo conoscerò mai.
Eppure, per un istante avendo bucato l’indifferenza del mio sguardo, mi ha risvegliato dal sonno della vita, mi ha salvato dall’opaca monotonia quotidiana.
Ho visto qualcuno, qualcuno ha arrestato l’inquieto trascorrere dei miei occhi da una superficie a un’altra.
Io gli sono grata.
In una etimologia fantastica e fantasiosa di Isidoro di Siviglia, homo non vien più riferito a humus, e dunque alla terra di cui egli sarebbe composto, ma attraverso la parola greca anthropos viene riportato ad anatrepo - che significa “volgersi in alto”.
L’uomo, dice Isidoro, è prima di tutto una creatura presa in una certa [...]

Leggi tutto l'articolo