Gaffe

A chiunque di noi sarà sicuramente capitato di fare delle gaffe durante la vita.
Sono situazioni spiacevoli nelle quali l’intenzione è di  fare una affermazione  spiritosa mentre si finisce con una dichiarazione del tutto diversa da quella voluta, che nella migliore delle ipotesi  genera un iniziale  sconcerto accompagnato da un atteggiamento di benevola comprensione.
Non appartengono a questa categoria le gaffe degli uomini politici i quali sovente se ne escono con frasi ad effetto  di cui poi magari  si pentono ma  che, al contrario di quelle dei comuni mortali, ne riflettono  totalmente  il pensiero.
A prescindere dalle memorabili  gaffe di Berlusconi, che l’autore del blog ha studiato nei dettagli (vedi pag 53 del “Un laico alla ricerca della verità”),  nessuno si sarebbe aspettato che in queste incaute affermazioni potessero incappare nientemeno   che il Presidente del Consiglio Monti e il Ministro del Lavoro Fornero.
In realtà le frasi incriminate “ e poi che noia il posto fisso” e “ il lavoro non è un diritto”, se lette in un certo modo, esprimono  dei concetti sui quali si potrebbe perfino essere d’accordo.
Se infatti nessuno  potrebbe dubitare  che il lavoro non è un dono divino  che viene servito come la colazione a letto, ma  necessita di un certo attivismo da parte di chi lo cerca, allo stesso modo  è indubitabile che il ricambio lavorativo aiuta ad arricchire le competenze professionali e quindi le prospettive di carriera.
Perché allora si parla di gaffe? In realtà nelle affermazioni dei due personaggi non c’è nessuna gaffe in quanto le frasi, se lette nel significato autentico, esprimono alla perfezione il succo del pensiero liberista della compagine governativa, pensiero che può essere riassunto in due parole: non esiste nessun diritto  non solo al posto fisso ma neanche a quello variabile; dunque  alla faccia della Costituzione i cittadini il lavoro se lo devono conquistare e, per   chi non ci  riesce, non resta che  lavare i vetri delle automobili.
La mia personale  concezione della vita mi porta a conclusioni diametralmente opposte: il lavoro è  il diritto primordiale della persona umana al quale  tutto il resto, a partire dal profitto, deve essere subordinato.
Concetto questo elementare ma, come qualcuno potrebbe obiettare, impossibile da realizzare.
E invece è tutto molto semplice.
E’ sufficiente riconoscere un reddito minimo garantito, naturalmente a chi è sinceramente intenzionato a lavorare ma il lavoro non lo trova, da finanziare con la [...]

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