Garlasco: un capello biondo riapre il caso. Per i coniugi Poggi "è Alberto il colpevole", ma è realmente così?

«Per noi Alberto rimane l’assassino e può scordarsi un riavvicinamento».
Queste le scottanti dichiarazioni della famiglia Poggi nei confronti dell'unico indagato (poi assolto) per l'omicidio della loro figlia, Chiara Poggi, in un'intervista rilasciata dal Corriere della Sera il 13 aprile 2010.
Ma ora un capello biondo (lungo 1,2 cm con tanto di radice e quindi presumibilmente strappato), rinvenuto nella mano di Chiara, riapre il caso.
E' Rita Poggi, la mamma di Chiara, a implorare giustizia, depositando al tribunale di Vigevano le 179 pagine con le quali chiede il processo d’appello contro Alberto.
Ci sarebbero infatti molti indizie e prove ancora da analizzare in profondità: le unghie di Chiara, la bicicletta da donna nera (compatibile con una bicicletta analoga in possesso della famiglia Stasi) vista da 2 testimoni davanti al villino dei Poggi il giorno del delitto, un martello rinvenuto in casa Stasi (compatibile con le ferite inflitte sulla vittima), quei due gradini sui quali Stasi disse di essere sceso (incompatibili con le sue tante, troppe impronte sulla scena del crimine!)...
Dopo l'intervento di Stasi alla trasmissione Matrix, il padre di Chiara aveva detto: "A un certo punto gli è stato chiesto quale fosse stato per lui il momento peggiore.
Mi sarei aspettato che parlasse di quando ha trovato sulle scale la mia ragazza e invece ha parlato si sé.
Ha detto che il momento peggiore è stato quando l’hanno portato in carcere.
Lui è qui a raccontarci quel momento.
Chiara non c’è più".
Mentre, in un'intervista al settimanale Oggi datata 23 dicembre 2009, la signora Rita aveva anticipato il suo pensiero nei confronti di una presunta colpevolezza di Alberto: «Quando vengo al cimitero parlo con lei .
Ma oggi mi sento quasi in colpa, non trovo le parole per spiegarle cosa è successo.
Non so dirle che il suo assassino è sempre in libertà.
Questa sentenza ha ucciso Chiara una seconda volta.
Se ci avessero detto che non era stato Alberto, se lo avessero assolto senza l'ombra del dubbio, forse ci sentiremmo più sollevati anche noi.
Ma con questa sentenza per noi nulla cambia: il responsabile resta lui.
Non ci arrenderemo finché non sapremo chi è stato».
Stasi è stato assolto con la vecchia formula dell'insufficienza di prove, che comporta prove mancanti, insufficienti o contraddittorie.
Ma è davvero finita qui? Secondo l'accusa, il giorno del brutale assassinio di Chiara Poggi, l'unico imputato per il delitto non telefonò al 118 quando si trovava davanti alla villetta di via Pascoli a Garlasco bensì [...]

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