Genesis

GENESIS I Genesis sono il più importante gruppo di progressive rock sinfonico, il più imitato ogni qualvolta il genere rinasce, come nella seconda metà degli anni ottanta o ancora oggi.
Si sono formati nel 1967 nei pressi di Londra, dalla fusione di due giovani band.
La line-up è quindi Peter Gabriel (voce), Mike Rutherford (basso), Tony Banks (tastiere), Anthony Phillips (chitarra) e Chris Stewart (batteria).
Il nome gli è attribuito dal cantante e produttore pop Jonathan King, che supervisionerà e influenzerà pesantemente il loro primo LP.
Già durante le session di questo, chiamato From Genesis To Revelation, subentra un batterista al posto di Stewart, Jonathan Silver.
Il disco è un opera pop pomposa e pretenziosa, in cui la pesante mano del produttore tarpa le ali alle inclinazione del gruppo.
Vi è già tuttavia qualche avvisaglia, come The Serpent.
Il disco ebbe pochissimo successo, King lasciò, il gruppo abbandonò Decca records per una casa discografica che presto diventerà la più importante del genere, The Famous Charisma Label.
Trespass, del 1970, con John Mayhew alla batteria, ha l'intensa Looking For Someone, la delicata Dusk, la barocca, avvolgente Visions Of Angels e soprattutto gli otto minuti di hard rock orrorifico di The Knife, sorretti da un inusitato e incisivo riff di organo, che diverrà uno dei classici del gruppo, nonché il brano con cui si chiuderanno i concerti.
Dopo il disco lasciano il batterista John Mayhew e il chitarrista Anthony Phillips, che pure aveva dimostrato ottime doti sia tecniche che compositive (è lui l'autore di The Knife).
Verrano sostituiti rispettivamente da Phil Collins e Steve Hackett, dando vita ad un combo straordinario.
Nursery Cryme (1971) è giustamente uno dei loro dischi più amati.
La lunga opener, The Musical Box, costellata di barocchismi (storico il suono del carillion), con uno splendido e amaro racconto di Gabriel come testo, modellato sulla mitologia, e una strepitosa fuga di Hackett al quarto minuto, è uno dei capolavori dell'intero genere.
Harold The Barrel dà spazio alla vena teatrale della voce di Gabriel, The Return Of The Giant Hogweed è un cruento racconto suonato in vena hard rock (facendo il paio con The Knife del disco precedente), The Fountain Of Salmacis è invece l'apice del loro barocchismo.
La splendida copertina del grande disegnatore Paul Witehead fa il resto, contribuendo a creare uno dei dischi più belli dell'epoca.
Foxtrot (1972) è più levigato e meno agreste.
Watcher Of The Skies, con una pomposa apertura e uno splendido [...]

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