Geopolitica senza i popoli

Dopo la cattura di Saddam Hussein in tutto il Medioriente si è fatta ancora più concitata la corsa di molti leader per salire sul carro dei vincitori, dove evidentemente c’è posto non solo per Presidenti democraticamente eletti, ma anche per dittatori più o meno feroci.
Dopo la Libia e l’Iran, un altro stato canaglia, la Siria, da sempre nel mirino di Bush, dà segnali di arrendevolezza e di disponibilità al dialogo con gli Stati Uniti.
Il presidente siriano Bashar al Assad ha messo in campo una rete articolata di rapporti diplomatici per uscire dalle difficoltà procurate dal rapporto di amicizia e di alleanza con Saddam Hussein del quale si sospetta che la Siria custodisse armi e ricchezze.
Il ponte scelto per aprire il dialogo con gli Usa è la Turchia del premier Erdogan, alla guida del partito “Giustizia e Sviluppo”di ispirazione islamica che conduce una politica filo araba.
I rapporti tra i due paesi sono stati tesi fin dal 1946 ed avevano toccato il culmine alla fine degli anni ’90, quando la Turchia accusava la Siria di appoggiare il Pkk, il partito curdo combattente, e di offrire asilo al suo leader Ocalan; la visita recente di Assad ha riaperto il dialogo con importanti prospettive.
Sul fronte economico, anche se non sono stati affrontati gli antichi contrasti legati allo sfruttamento delle acque dei fiumi Tigri ed Eufrate ed al possesso della regione di Iskandarun, i due paesi hanno deciso di creare quattro zone di libero scambio per favorire i rapporti commerciali.
Ancora più importanti i risultati sul terreno della politica, con la decisione siriana di fare la pace con Israele, annunciata da Erdogan; Siria e Turchia si sono poi trovate in piena sintonia nel porre il veto ad ogni forma di autonomia politica ed amministrativa del popolo curdo ed alla ricostituzione di un loro stato.
Sono iniziate le grandi manovre per ridisegnare in modo sostanziale l’assetto geopolitico del Medioriente, ma non pare che nell’agenda dei potenti ci sia troppo spazio per la libertà dei cittadini e per il diritto dei popoli.

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