Geronzi

  BIO 2 febbraio 2010 Il presidente di Mediobanca pronto a prendere la guida di Generali.
Storie di potere e di guai con la giustizia Il "Sistema Geronzi" è a una svolta.
Il banchiere romano che è passato indenne dalla Prima alla Seconda Repubblica, accrescendo il suo potere fino a occupare in Mediobanca la scrivania che fu di Enrico Cuccia, ora potrebbe traslocare da Milano a Trieste, salendo al vertice delle Generali al posto di Antoine Bernheim.
È da tempo che la voce si ripete nel telefono senza fili della finanza.
C’è chi spiega il possibile trasloco come la mossa di una partita a scacchi: meglio lasciare volontariamente la poltrona di comando di una banca, prima di essere costretto a farlo a causa di una legge bancaria severa con chi ha problemi giudiziari.
E Cesare Geronzi di problemi giudiziari ne ha tanti.
È rimasto impigliato nel caso Federconsorzi, il colosso agricolo della Prima Repubblica crollato sotto il peso di 4 mila miliardi di debiti.
Il suo patrimonio fu venduto, all’inizio degli anni Novanta, per 2.150 miliardi, ma ne valeva almeno 4.800, secondo la magistratura che aprì un’inchiesta.
La regia dell’operazione era degli uomini che stavano facendo nascere allora il gruppo della Banca di Roma.
Geronzi era tra questi.
Dopo essersi fatto le ossa alla Banca d’Italia, diventa direttore generale della Cassa di Risparmio di Roma, piccolo istituto devoto a Santa Madre Chiesa.
In un paio d’anni rileva dall’Iri prima il Banco di Santo Spirito e poi il Banco di Roma.
Sono gli anni in cui si dice che la Dc, anzi più precisamente Giulio Andreotti, sia il referente politico di un modo di fare banca in cui le relazioni e la politica contano ben più che i bilanci e il mercato.
Nel ventre molle della Roma democristiana, le banche servono, più che a fare finanza, a mettere insieme amici fidati e a far loro realizzare operazioni sicure.
E a finanziare i partiti e i loro giornali, con una mano a destra e un’altra a sinistra.
Per la vendita (o svendita) del patrimonio Federconsorzi, Cesare Geronzi, diventato intanto presidente della Banca di Roma, è comunque prosciolto: nel 2000, "per non aver commesso il fatto".
Già in quel caso aveva accanto Sergio Cragnotti, presidente della Cirio e della Lazio.
I due sono cresciuti insieme, tra gli anni Ottanta e i Novanta, Cesare sprofondato negli insondabili divani della Roma che governa, Sergio ben sistemato nella finanza della Milano che paga (era in Montedison).
Poi Sergio ha spiccato il volo con Cirio e Cesare non si è mai dimenticato di lui.
Quando [...]

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