Giù l'Irpef o i contributi, il governo lavora per la riduzione del prelievo

Non c'è spazio per mezze misure, per ritocchi con il cacciavite.
La riduzione delle tasse programmata dal governo per il 2018 dovrà essere tale da riequilibrare il peso del fisco sui lavoratori e sulle imprese in modo tale da portarlo al livello di quello europeo, Germania in testa.
La novità (si veda l'intervista al vice ministro dell'Economia Enrico Morando), è che il governo potrebbe inserire le misure di riduzione della pressione fiscale già a ottobre, nella manovra di quest'anno per poi farle entrare in vigore nel 2018.
Il modello è quello della riduzione dell'Ires, l'aliquota sui profitti delle imprese.
Il taglio dal 27,5% al 24% deciso nella manovra dello scorso anno e già finanziato, ma la cui entrata in vigore ci sarà soltanto il prossimo primo gennaio.
Per il taglio delle tasse, insomma, si potrebbe ripetere lo stesso schema.
La decisione che però rimane da prendere è su che tipo di riduzione della pressione fiscale concentrarsi.
  DOPPIA STRADA Sul tavolo di Palazzo Chigi e del Tesoro ci sono sostanzialmente due opzioni.
La prima è il taglio delle aliquote dell'Irpef, il secondo è la fiscalizzazione dei contributi sociali pagati dalle imprese.
Nel primo caso ci sono diversi schemi allo studio.
L'intenzione politica sarebbe quella di aiutare la classe media, dopo il bonus da 80 euro, costato 10 miliardi di euro, e del quale hanno beneficiato i redditi fino a 26 mila euro.
In che modo? Rimodulando le aliquote Irpef in modo da alleggerire il peso sulle buste paga di chi guadagna più di 26 mila euro.
Il sistema fiscale oggi prevede cinque aliquote, dopo la «no tax area» fissata a 8 mila euro, scatta la prima aliquota per chi guadagna fino a 15 mila euro che è del 23%.
Poi si passa al 27% per i redditi fino a 28 mila euro, per poi salire immediatamente al 38% fino a 55 mila euro, e al 41% fino a 75 mila euro.
Oltre si paga il 43%.
Insomma, dopo i 28 mila euro c'è uno scalone che il governo vorrebbe limare.
La proposta più estrema, ma comunque, sul tavolo, l'aveva messa a punto il vice ministro dell'Economia Enrico Zanetti, con una sorta di «flat tax» della classe media, con un'aliquota unica al 27% per i redditi da 15 mila a 75 mila euro.
Un'operazione che a regime costerebbe circa 12 miliardi.
Una cifra elevata, ma nella sostanza in linea con quella dedicata ai redditi fino a 26 mila euro con il bonus da 80 euro.
L'alternativa, come detto, è la fiscalizzazione di parte degli oneri sociali, in modo tale che non ci sia però una penalizzazione sulle future pensioni.
Sulle buste paga questa voce [...]

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