Giacomo Leopardi, Sopra il ritratto di una bella donna

    Qui sotto vi invio una delle poesie fra le meno note di Leopardi e un breve scambio di commento con Ester Capucciati , docente di religione  a Piacenza.
Ciao   Franco  Toscani -- Grazie Franco! La categoria della possibilità è la suprema categoria della ragione quando la ragione da misura si fa domanda e aspettativa.
La ragione misura di tutte le cose non riesce a contenere l'esuberanza del cuore che la spacca da tutte le parti e chiede di più! Ciao, un abbraccio.
-- Cara Ester, "or come ...
tant'alto senti?", domanda Leopardi in questa poesia che non conoscevo: è la bellezza e lo splendore della condizione umana, che oscilla , come diceva Eugenio Montale, fra il sublime e l'immondo, con una maggiore propensione verso l ' immondo.
La domanda resta aperta, per l'oscurità/difficoltà della cosa e per i nostri limiti umani.
Un affettuoso saluto, ciao   Franco SOPRA IL RITRATTO DI UNA BELLA DONNA SCOLPITO NEL MONUMENTO SEPOLCRALE DELLA MEDESIMA Tal fosti: or qui sotterra Polve e scheletro sei.
Su l'ossa e il fango Immobilmente collocato invano, Muto, mirando dell'etadi il volo, Sta, di memoria solo E di dolor custode, il simulacro Della scorsa beltà.
Quel dolce sguardo, Che tremar fe', se, come or sembra, immoto In altrui s'affisò; quel labbro, ond'alto Par, come d'urna piena, Traboccare il piacer; quel collo, cinto Già di desio; quell'amorosa mano, Che spesso, ove fu porta, Sentì gelida far la man che strinse; E il seno, onde la gente Visibilmente di pallor si tinse, Furo alcun tempo: or fango Ed ossa sei: la vista Vituperosa e trista un sasso asconde.
Così riduce il fato Qual sembianza fra noi parve più viva Immagine del ciel.
Misterio eterno Dell'esser nostro.
Oggi d'eccelsi, immensi Pensieri e sensi inenarrabil fonte, Beltà grandeggia, e pare, Quale splendor vibrato Da natura immortal su queste arene, Di sovrumani fati, Di fortunati regni e d'aurei mondi Segno e sicura spene Dare al mortale stato: Diman, per lieve forza, Sozzo a vedere, abominoso, abbietto Divien quel che fu dianzi Quasi angelico aspetto, E dalle menti insieme Quel che da lui moveva Ammirabil concetto, si dilegua.
Desiderii infiniti E visioni altere Crea nel vago pensiere, Per natural virtù, dotto concento; Onde per mar delizioso, arcano Erra lo spirto umano, Quasi come a diporto Ardito notator per l'Oceano: Ma se un discorde accento Fere l'orecchio, in nulla Torna quel paradiso in un momento.
Natura umana, or come, Se frale in tutto e vile, Se polve ed ombra sei, tant'alto senti? Se in [...]

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