Giacomo Manzù e il Concilio Vaticano II

  Giacomo Manzù e il Concilio Vaticano II Un nuovo volto dell’uomo nelle opere di un Maestro del Novecento   Nell’ambito delle manifestazioni per la ricorrenza del 50° anniversario di apertura del Concilio Ecumenico Vaticano II (ottobre 1962) la Fondazione Cardinale Giacomo Lercaro di Bologna, ricorda questo momento storico, artistico e spirituale con un’esposizione dedicata al grande scultore Giacomo Manzù (908 – 1991), in considerazione anche del rapporto intercorso tra l’artista e il cardinale Giacomo Lercaro, uno dei quattro moderatori del Vaticano II.
La mostra – a cura di Andrea Dall’Asta, Francesco Buranelli, Marcella Cossu, Giulia Manzù, Francesca Passerini, Elena Pontiggia – comprende una cinquantina di opere realizzate tra il 1929 e il 1988, molte delle quali – sculture, disegni, incisioni e pitture – provengono dalla Raccolta Manzù di Ardea collegata con alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma.
Altre, dalle collezioni della Fondazione Manzù di Ardea e della Raccolta Lercaro di Bologna.
Sono inoltre esposte fotografie dell’epoca e parte di una corrispondenza epistolare intercorsa tra Manzù e alcuni significativi protagonisti del periodo, in particolare il cardinale Giacomo Lercaro.
  Il rapporto tra cristianesimo e arti visive si configura nel mondo europeo, pur tra alterne vicende, come la storia di una stretta e feconda alleanza.
La relazione tra arte e fede trova le sue giustificazioni negli stessi testi fondatori del cristianesimo, a cominciare dal celebre versetto del Prologo del Vangelo di Giovanni: > (Gv 1, 14).
Il Dio invisibile si è reso visibile attraverso una forma.
Dio può essere rappresentato: Dio nessuno l’ha mai visto: proprio il Figlio unigenito, che è nel seno del Padre, lui lo ha rivelato>> (Gv 1, 18).
Dio si è incarnato nella storia dell’uomo.
In una pluralità disarticolata di voci e di proposte, l’atteggiamento della Chiesa sembra segnato dallo smarrimento e di disagio sin dall’affermazione delle Avanguardie.
Dal Concilio Vaticano II a oggi, la Chiesa Cattolica ha continuamente espresso volontà e impegno di dialogo con l’arte contemporanea.
Tuttavia non può certo dirsi ancora sanato quel divorzio tra fede, di clero e il popolo, e potenza immaginativa degli artisti, denunciato nei primi decenni del XX secolo dallo svizzero Alexander Cingria (1879 – 1945) e dal francese Claudel, come causa prima della decadenza dell’arte sacra.
All’interno di questo dibattito si inserisce il contributo del filosofo neotomista Jacque Maritain, che [...]

Leggi tutto l'articolo