Gianfranco Ravasi,Sant'Agostino amato da Bob Dylan

da IL SOLE 240RE Sant'Agostino amato da Bob Dylan di Gianfranco Ravasi Settant'anni fa, il 24 maggio 1941, a Duluth, porto fluviale che s'affaccia sul lago Superiore, il secondo al mondo dopo il Caspio, nel Minnesota, nasceva Bob Dylan (all'anagrafe Robert Zimmermann).
Questo cantautore divenuto uno dei miti dell'epopea beat degli anni Sessanta, vagabondo e inquieto fino a ripiegare, nell'ultima fase, all'interno del panorama segreto della sua interiorità attraverso esplorazioni dai contorni ora psichedelici ora mistici, trasformatosi persino in scrittore col non memorabile romanzo Tarantula del 1971, noi ora lo dirottiamo nelle nostre righe per una ragione che sorprenderà molti.
Sì, lo coinvolgiamo nientemeno che in una recensione riguardante uno dei massimi Padri della Chiesa, quel sant'Agostino a cui Dylan nell'album John Wesley Harding dedicò nel 1968 una canzone.
Non è che i temi spirituali siano stati alieni a questo personaggio che aveva respirato non solo folk, rock e blues ma anche echi degli spirituals afro-americani: lo ricordo ancora col suo inseparabile cappello mentre cantava e suonava davanti a un (forse perplesso) attento e incuriosito Giovanni Paolo II durante una serata per i giovani in occasione del Congresso Eucaristico Nazionale il 27 settembre 1997, a Bologna, invitato coraggiosamente dall'allora arcivescovo, il cardinale Giacomo Biffi.
Ma ritorniamo alla canzone che inizia così: I dreamed I saw saint Augustine e che ha il suo apice nella ripresa successiva: I dreamed I saw saint Augustine alive with fiery breath! Dunque, Bob aveva sognato di vedere sant'Agostino «in carne e ossa che correva nei nostri quartieri in estrema povertà...
e cercava anime che già erano state vendute, gridando forte: Alzatevi, alzatevi! Venite fuori e ascoltate...».
E alla fine, ecco Dylan confessare ancora: «Ho sognato di vedere sant'Agostino, vivo di un respiro di fuoco» per aggiungere in conclusione un apocrifo martirio del santo, in realtà solo un incubo onirico: «Ho sognato di essere tra coloro che lo misero a morte! Oh, mi sono svegliato adirato, solo e terrorizzato..., ho abbassato la testa e ho pianto».
Ebbene, proprio questa canzone l'ho ritrovata in apertura a una curiosa e un po' provocatoria biografia di Agostino di Ippona...
per chi non ha tempo, tracciata da un professore di scienze religiose di Lancaster in Pennsylvania, tale Stephen A.
Cooper, che si è fatto accompagnare dal cartoonist Ron Hill di Cleveland.
Un'americanata, direte.
Era un po' il sospetto che avevo anch'io quando ho sfogliato [...]

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