Giornalisti: si allunga l’elenco dei colleghi minacciati dalle organizzazioni criminali

di Lorenzo Frigerio La relazione finale della Commissione Antimafia, realizzata dal comitato presieduto da Claudio Fava e presentata in questi giorni, ci restituisce nella sua piena drammaticità il quadro degli intrecci tra la criminalità organizzata, i poteri politici ed economici che operano in Italia e il ruolo esercitato dal quarto potere nel nostro Paese.
È già stato detto e scritto molto in queste ore sull’accresciuto livello di minacce ai giornalisti da parte delle diverse organizzazioni criminali negli ultimi anni: non solo si è dovuto assistere a ripetuti episodi di violenza fisica e verbale, ma anche e soprattutto in maniera più massiccia al ricorso alle querele temerarie e alle pressioni sulle proprietà perché ammorbidiscano la linea editoriale e distolgano i propri cronisti da vicende potenzialmente scabrose e sconvenienti.
Pressioni alle quali i diversi editori impuri del panorama italiano sono oggi, in tempo di crisi, più che mai sensibili purtroppo.
Non va, infatti, dimenticato che il vasto panorama dell’editoria italiana, soprattutto nelle diverse province, risente in maniera molto pesante dei tanti conflitti d’interesse che riguardano i proprietari di piccole e grandi testate.
Conflitti d’interesse che, in alcuni casi, sono peccati veniali, ma in altri sono talmente conclamati ma mai abbastanza denunciati, che finiscono per incarnare profili di contiguità criminale e collusiva.
In uno scenario del genere, è assolutamente encomiabile il lavoro che ogni giorno free lance di ogni età e condizioni svolgono per illuminare le periferie del Paese e mettere in evidenza le tante relazioni pericolose tra mafie, poteri ed economia.
L’elenco dei colleghi minacciati si allunga e molti di questi sono ormai conosciuti anche dalla pubblica opinione.
Per alcuni di loro la vita si dipana ormai secondo le traiettorie disegnate dai problemi di tutela e sicurezza.
La maggior parte però vive la quotidiana angoscia di dover raccontare fatti in assoluta solitudine, senza alcuna scorta che non sia la propria coscienza.
Eroi minori? No, semplicemente giornalisti che si rifanno ad una profonda fede nel proprio lavoro, secondo quanto ha insegnato a tutti noi il compianto Pippo Fava: “Io ho un concetto etico del giornalismo.
Un giornalismo fatto di verità impedisce molte corruzioni, frena la violenza e la criminalità, impone ai politici il buon governo.
Un giornalista incapace, per vigliaccheria o per calcolo, si porta sulla coscienza tutti i dolori umani che avrebbe potuto evitare.
E le sofferenze e le [...]

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