Giorno per giorno - 27 Dicembre 2012

Carissimi, “Giunse intanto anche Simon Pietro che lo seguiva ed entrò nel sepolcro e vide le bende per terra, e il sudario, che gli era stato posto sul capo, non per terra con le bende, ma piegato in un luogo a parte.
Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette” (Gv 20, 6-8).
Come credere ad un Messia sotto il segno di un bambino avvolto in fasce, deposto in una mangiatoia? Solo dei pastori.
Come credere a un Risorto, sotto il segno di una tomba vuota, delle fasce per terra e del sudario piegato? Solo un discepolo amato.
Nello spazio di quarantott’ore, la liturgia ci ripropone in sintesi l’intero arco della narrazione evangelica, nei suoi due poli estremi: nascita e risurrezione.
Questo secondo, per via della tradizionale identificazione del “discepolo amato” con l’evangelista Giovanni, di cui oggi si fa memoria.
Però, il “discepolo amato” rappresenta pure, e forse soprattutto, come anche i pastori, i “piccoli” della comunità.
Che sono, da sempre,  i più amati da Dio, proprio perché più piccoli e insignificanti, sguarniti, sprovveduti, a volte persino malandrini.
Sono loro che, per una sorta di rivelazione originaria, che va ben oltre la lettera di quei testi che spesso non sanno neppure leggere, sanno identificare le tracce di Dio, di dove Lui è all’opera.
Noi chiesaioli, invece, spesso, ci perdiamo il meglio: leggiamo, vediamo, ci esercitiamo in teologie e liturgie dalle geometriche perfezioni, ma non capiamo in realtà nulla.
Incapaci come siamo di afferrare la parola nuda della croce, che ci chiama, spogli di ogni orpello, alla contemplazione del Povero.
E alla condivisione con i poveri che sono Lui.
  Oggi è il Terzo giorno dell’Ottava di Natale, che la chiesa celebra assieme alla memoria di Giovanni, evangelista.
Noi ricordiamo, oggi, anche le figure di quattro Padri Bianchi: Charles Deckers, Alain Dieulangard, Jean Chevillard, Christian Chessel, martiri in Algeria.
  Giovanni era figlio di Zebedeo e di Salome, fratello di Giacomo, con cui doveva formare una coppia mica male se erano chiamati i “figli del tuono”.
Discepolo, forse giovanissimo, di un altro Giovanni, il precursore, l’aveva lasciato per seguire colui che il Battista aveva additato come “l’agnello di Dio che prende su di sé il peccato del mondo”.
Non immune da qualche intemperanza (cf  Lc 9,54) e da qualche ambizione di troppo (cf Mc 10,37), seppe però vivere nell’intimità del Maestro, apprendendo a decifrarne la Verità più profonda e condividendo [...]

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