Giorno per giorno - 28 Febbraio 2011

Carissimi, “Mentre Gesù usciva per mettersi in viaggio, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: Maestro buono, che cosa devo fare per avere la vita eterna?” (Mc 10, 17).
Noi non sappiamo bene se possa avere a che fare con questo Vangelo ciò che ci scriveva ieri, tra il disorientato e il determinato, un amico, uscito ormai da un pezzo dalla chácara di recupero: “Il 6 maggio saranno tre anni che ho preso la decisione che ha cambiato la mia vita in meglio, ma penso sia ormai tempo di prenderne un’altra che mi porti più avanti ancora”.
Fatto sta che, stamattina, ci vedevamo lui (ma anche ognuno di noi) in quel tale che corre incontro a Gesù e gli chiede: che fare? Che fare che non si sia già fatto, considerata l’insoddisfazione, se non proprio una sensazione di delusione o di frustrazione, che si affaccia ogni tanto, quando ci si ferma dal fare e si ha un momento per pensare? E si vorrebbe poter correre da qualcuno, in grado di darci la dritta giusta, che ci mettesse tranquilli un volta per tutte.
Nel senso di poter poi dire: ho fatto proprio la scelta giusta, ho trovato la mia strada, ora si tratta solo di andare avanti.
Sempre che vada bene, naturalmente.
Ora, la risposta che Gesù dà non è mai vincolante, mette sempre in gioco la nostra libertà.
E questo, spesso, ci porta a tergiversare e a rinviare la scelta, in ordine a ciò che pure intuiamo di dover decidere: sarà domani! Gesù propone una cosa concreta all’uomo del racconto: vendere tutto, dare il ricavato ai poveri, seguirlo.
Ma quello “se ne andò afflitto, poiché aveva molti beni” (v.22).
Beh, lui almeno era in qualche modo scusabile, ma a noi, che neppure se ne ha molti, di beni, perché riesce così difficile staccare da essi il cuore, liberarcene, seguirlo? Qual è il passo in più che è chiesto oggi di compiere al nostro amico, così come anche a ciascuno(a) di noi? Che vogliono dire questi poveri che Gesù mette di mezzo come condizione per realizzare la mia vita? Quali sono i poveri che si aspettano da me il dono? E quale il dono?   Oggi il calendario ci porta la memoria di uno dei grandi riformatori della Chiesa, Martin Bucero, testimone di pace e dialogo.          Martin Kuhhorn (che avrebbe scelto in seguito il nome umanistico di Bucero) era nato l’11 novembre 1491 a Schlettstadt, in Alsazia, da umile famiglia, ed era entrato quindicenne nell’Ordine domenicano.
Nel 1517 fu inviato all’Università di Heidelberg per proseguirvi gli studi.
Lì, l’anno successivo, conobbe [...]

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