Giulio

Giulio è il caposala del reparto di oncologia dove sono stato ricoverato per i cicli di chemioterapia.
Quando entri per essere ricoverato è lui che ti accoglie o con una battuta (la prima volta) o prendendoti in giro (tutte le altre volte).
Abbiamo fatto amicizia subito, lui te la offre sempre e io sono stato ben felice di accoglierla.
Non si limita a legare con i pazienti, i parenti sono forse il suo bersaglio preferito; per informazioni chiedere a mia mamma o mia zia.
Dopo un anno di “frequentazioni” posso dire che è un amico; di quelli veri.
Senza togliere niente ai miei vecchi amici posso dire che lui ha fatto per me molto più di quanto non abbiano fatto alcuni di loro.
Lui ha avuto l’opportunità che ad altri è mancata, certo; e l’ha colta al volo.
Il suo reparto è composto da persone speciali, lui è quella più speciale di tutti.
E’ l’unico (insieme a Carlo ovviamente) che mi abbia minacciato di spezzarmi anche l’altra gamba per farmi camminare diritto.
L’ultima volta l’ha fatto proprio ieri.
Per me, lo ribadisco ancora una volta, il saper sdrammatizzare, lo scherzo, l’ironia sono stati elementi fondamentali in un anno altrimenti buio.
Giulio è stato una di quelle persone che mi ha aiutato di più in questo, riuscendo a capire anche quando avevo bisogno di una pacca sulle spalle al posto di una battuta.
E’ una persona dalla disponibilità infinita; disponibilità che spesso concede a persone appena conosciute.
La seconda volta che lo vidi mi diede il suo numero di cellulare dicendomi di chiamarlo quando volessi per qualunque problema, senza avere paura di disturbarlo.
L’ho chiamato spesso ed ha sempre avuto tempo per me.
Non dimenticherò mai quando, in uno dei giorni più brutti di tutta la mia vita (avevo appena saputo tutti i problemi di mobilità che avrei incontrato nella mia nuova vita), lo chiamai dall’ospedale dove ero stato operato (per chi non lo sapesse ho fatto la chemioterapia in un ospedale e l’operazione in un altro) per ricevere un po’ di conforto: si offrì di venirmi a trovare.
Rifiutai ma in cuor mio speravo venisse.
Lui insistette e venne a trovarmi dopo circa venti minuti.
Non fu l’unica volta che venne a trovarmi in ospedale.
Ah dimenticavo… il suo vero nome è Pier Giulio; nome che non ama ma a me piace ricordarglielo!

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