Giustizia a Torino,un paese ormai alla deriva.

"Non li arresto perché è inutile" Il gip nega il carcere per 34 trafficanti: "Con queste leggi uscirebbero subito" RAPHAËL ZANOTTI e GIUSEPPE LEGATO TORINO Nessuno lo penserebbe mai, ma dietro a cinque piccoli arresti per spaccio di sostanze stupefacenti si nasconde uno dei casi più interessanti d’Italia: un omicidio, tre sicari, un pentito, i rapporti della criminalità calabrese con quella di una grande città del Nord come Torino.
E soprattutto un nuovo principio giuridico: quello che ha fatto dire, al giudice per le indagini preliminari Alessandro Prunas Tola, che altri 34 sospettati - il grosso della banda - non dovevano finire in manette.
Non ne valeva la pena perché tanto in Italia, tra attenuanti generiche, riti alternativi, legge sull’indulto e semilibertà, nessuno avrebbe fatto un giorno solo di galera.
Arrestarli sarebbe stata una perdita di tempo.
Con tanti saluti ai due magistrati inquirenti e agli uomini del reparto operativo dei carabinieri che, dietro a quella banda, ci avevano lavorato per oltre tre anni.
Da quel 14 gennaio del 2003.
L’omicidio Donà Tutto ha inizio in quella fredda notte a Grugliasco, città alle porte di Torino, quando viene ritrovato il cadavere di Giuseppe Donà, 40enne disegnatore tecnico della Valeo di Pianezza.
Gli hanno sparato tre colpi di pistola calibro 6,35.
Nessuno, all’inizio, sa il perché.
Donà sembra una persona per bene, tranquilla.
Però in casa gli vengono trovati un chilo e 700 grammi di cocaina.
Il disegnatore tecnico ha una seconda vita, eppure nessuno sembra conoscerla.
I carabinieri del reparto operativo e il pubblico ministero che si occupa dell’omicidio, Roberto Sparagna, brancolano nel buio per un anno e mezzo.
Fino a quando una pista arriva da una terra che sembra lontana mille miglia dalle fredde notti di Grugliasco: la Calabria.
Un pentito legato alla ‘ndrangheta parla.
E tra le sue ammissioni fa cenno anche all’omicidio torinese.
Conosce delle persone.
Persone che spesso venivano in Calabria a prendere cocaina ed eroina per portarla nel Nord.
La pista è buona perché dopo poco viene arrestato Paolo Ammassari, un amico di Donà, sempre per droga.
E le intercettazioni telefoniche portano a un altro personaggio: Giuseppe Amato, un artigiano di 46 anni con la fama da «duro».
Presi gli assassini Giuseppe Amato viene arrestato il 5 luglio del 2006 insieme a un rumeno e 7 etti di cocaina.
Attraverso lo straniero gli investigatori arrivano a Leonardo Cotrona, un commerciante di 40 anni di Collegno.
Il terzo killer sarebbe Rocco Varacalli, 37 [...]

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