Gli indizi ignorati della strage che colpì l'America al cuore

11 settembre - Il piano.
Anche la storia del piano d'attacco dimostra come l'idea sia venuta da lontano Quelli di Al Qaeda hanno appiccato il fuoco e si godono l'incendio.
Ogni tanto - e quando possono - lo alimentano con una strage.
Oppure sfruttano la «legna» fornita generosamente da altri: l'idea di aprire una moschea a due isolati da Ground Zero, il predicatore folle della Florida e qualsiasi provocazione - vera o presunta - che appaia sulla faccia della Terra.
Certo, non è il sollevamento popolare che sognava Bin Laden quando ha lanciato l'attacco all'America, ma è una lunga coda di veleni e violenze sulla quale Al Qaeda vuole mettere il suo marchio.
Anche se molti esperti ritengono che Osama sia diventato irrilevante.
Quasi volessero privarlo dei «meriti» jihadisti che si è guadagnato spargendo il sangue dei nemici.
E si aggiunge, misurando la forza del terrore dal numero di vittime, che i qaedisti sarebbero meno letali.
G.
O.
WASHINGTON - La nuova Pearl Harbor americana inizia alle 8.46 dell'11 settembre 2001, quando l'American Airlines 11 si schianta sulla Torre Nord del World Trade Center a New York.
Alle 9.03, il volo United 175 centra la Torre Sud.
Alle 9.37 è un altro jet dell'American Airlines (volo 175) a precipitare sul Pentagono, a Washington.
Infine si disintegra al suolo in Pennsylvania il volo United 93: doveva colpire la capitale.
Gli aerei sono stati dirottati da 19 terroristi di Al Qaeda, divisi in quattro nuclei, e poi lanciati sugli obiettivi.
Delle 2965 vittime dell'attacco (cifra che include WTC, Pentagono e volo 93) quasi la metà non sono state identificate.
Circa 800 hanno un nome grazie al Dna.
A nove anni dal massacro vengono ancora ritrovati dei resti: l'ultima volta è avvenuto alla fine di giugno durante lavori di scavo vicino a Ground Zero quando sono emersi 72 «reperti».
Questi osservatori possono aver ragione, ma solo in parte.
Perché come è accaduto troppo spesso si è fatta partire la «storia» dalla mattina dell'11 settembre 2001, quando i quattro jet sono stati trasformati in missili da crociera per attaccare i simboli della potenza americana.
Il cuore finanziario a New York, il Pentagono a Washington.
L'assalto affidato ai «19 martiri» non è l'inizio ma la fine di una lunga marcia iniziata quasi dieci anni prima.
E al pari di altre formazioni islamiste, il movimento di Osama è arrivato al grande colpo attraverso molte fasi.
Hanno tentato una prima volta nel 1993 - con l'autobomba sotto le Torri - quindi sono tornati ad agire in Medio Oriente con attacchi locali [...]

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