Gli scritti tecnici di Freud, Seminario di Jacques Lacan, note di Maria Vittoria Lodovichi

GLI SCRITTI TECNICI di Freud, Seminario di Jacques Lacan.
Note di Maria Vittoria Lodovichi Psicanalista di Milano   Commentando questa nuova edizione del Seminario di Jacques Lacan “Gli scritti tecnici di Freud” (nuova edizione Einaudi, a cura di Antonio Di Ciaccia, tradotto da Antonello Sciacchitano e Irene Molina), si legge un Lacan differente da quanto eravamo abituati.
Il testo fa scorgere delle variabili alle teorie che ponevano al centro l’Io, cercando di decostruire il procedere tecnico degli psicoanalisti di allora, introducendo dei cambiamenti, prendendo da Platone l’esempio del cuoco, il quale deve sapere “come” tagliare la carne, tenendo conto nell’ascolto psicoanalitico, dell’articolazione degli snodi del reale.
In questa visione cruenta, non scelta a caso, ben si comprende il polso della situazione che l’analista deve tenere con la sua attenzione “fluttuante”.
Non a caso per la presentazione (coordinata da Marco Focchi a Milano, il 13.2.15) di questo volume, è stato scelto il titolo: “Il posto dell’etica nel mondo della tecnica”.
Titolo interessante e decisivo in quanto, sia in questo testo che in quelli successivi, l’etica, per Lacan, rimane fondamentale per il processo di soggettivazione.

 Dopo “Funzione e campo della parola in psicoanalisi” (1953), nel lavoro sugli “Scritti tecnici” (1953-54), Lacan confuta la topica dell’Immaginario, criticando le manifestazioni dello psichismo, volendo reintegrare la storia del soggetto, non nel senso del vissuto, ma la storia che ritorna nella parola del soggetto per essere ricostruita.
Lacan allarga l’orizzonte verso una tecnica che introduca una clinica connessa all’idea della scienza.
La tecnica allora presenta due facce: una positiva e una negativa.
Sarebbe come dire che la tecnica, se è solo tale, toglie spazio all’etica, da intendersi qui principalmente quale campo della scelta.

 Per esempio “Die Traumdeutung” in francese diviene “La science de reves” e Lacan spiega che “dal punto di vista scientista Freud pare ricollegarsi al pensiero più arcaico, ma quando interpreta un sogno, è sempre in pieno senso”.
Lacan dunque sottolinea che l’ascolto analitico è tale se il soggetto esprime la sua soggettività nei suoi desideri, nel suo rapporto con il proprio ambiente, con gli altri, con la vita stessa.
Il nostro compito nell’interpretare è di reintrodurre il registro del senso, ma anche questo è a sua volta da reintegrare al livello che gli è proprio.
Freud, e qui è geniale, scrive Lacan, ha [...]

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