Gli uomini nei cieli di Magritte (1)

Avevo scritto questo racconto per un concorso, alla fine di dicembre.
Dal momento che ho ora la certezza di non aver vinto alcunché, sono libero di pubblicarlo come più mi aggrada.
Ora, la versione che sto per postare è quella "completa", quindi priva dei tagli cui l'ho sottoposta prima di inviarla al concorso, che mi chiedeva di restare entro un dato limite di battute.
La versione breve funzionava, credo, abbastanza bene, nonostante alcuni palesi errori dovuti proprio alle sforbiciate frettolose dettate dall'inesperienza mia.
Ciononostante, ho deciso di postare qui la versione più lunga, un po' perché credo che funzioni abbastanza bene anche questa, e dopotutto questo spazio è mio, e me lo gestisco io come preferisco! Ecco, ora che vi ho annoiato abbastanza con l'introduzione, vado ad annoiarvi con il racconto!   Gli uomini nei cieli di Magritte Il cielo è quello limpido di settembre, che non accenna ancora a diventare autunno, ma che nemmeno è più estate.
Nel letto le lenzuola aggrovigliate ancora ai piedi, nella finestra il riflesso del sole contro le vetrate della città, sulla pelle il tepore della sua pelle, nella lingua il suo sapore.
Nulla si muove, tranne la città intera che vive serena come se non fossero amanti, bensì ingranaggi sani delle meccaniche divine che misurano l'esistenza economica del mondo.
Non lo sono.
Hanno troppi inganni a coprire le tracce delle loro esistenze, troppe zone d'ombra sotto le quali nascondersi e sparire per qualche ora.
Quelle che bastano per dare sfogo al capriccio di appartenersi a vicenda, come se non appartenessero a nessun altro.
Non al matrimonio opaco in cui consumano la più accettabile rappresentazione sociale di sé, non ai figli isterici e incomprensibili - corollario obbligato di una vita realizzata - né tanto meno all'altro con cui hanno generato tali mostri, e al quale hanno promesso davanti a dio e al proprio onore di dare una vita dignitosa e piena, di cui non doversi vergognare davanti agli amici.
E' la consapevolezza dell'assurdità di un tale fardello ad alleggerire le loro coscienze da ogni senso di colpa.
Nessun cittadino sensato può pretendere da se stesso di rendere felice qualcun altro.
A ragion veduta, le condizioni nel contratto di matrimonio sono inattuabili, cosa che basterebbe per renderlo nullo davanti a qualsiasi tribunale della terra.
Lo sanno bene, loro due.
Troppe le ore spese a redigere contratti per non sapere che esistono sempre scappatoie agli obblighi stabiliti, e qualora queste scappatoie non siano sufficientemente camuffate, ci [...]

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