Global Health, servono più cooperazione internazionale e risorse

Roma, (askanews) - Garantire a tutti lo stesso diritto alla salute, eliminando le disuguaglianze oggi esistenti nel mondo nell'accesso a cure e strumenti di prevenzione come i vaccini.
La Global Health, la "salute globale" è un grande tema della nostra epoca che necessita di una strategia sostenibile e del coinvolgimento di tutti gli attori, pubblici e privati, in ogni parte del mondo.
Un percorso nel quale l'Italia può giocare un ruolo importante.
Di questo si è discusso oggi a Roma alla conferenza internazionale "Global Health- Italia driver di best practice", organizzata da Formiche in collaborazione con GlaxoSmithKline-GSK.
All'evento hanno partecipato tra gli altri Walter Ricciardi presidente dell'Istituto superiore di sanità e Allan Saul, direttore GSK Vaccines Institute for Global Health.
Ospite d'onore David Salisbury, associate fellow Global Health Security presso Chatham House The Royal Institute of International Affairs di Londra che ha sottolineato l'importanza dei vaccini: "A prescindere da dove siamo nati e da dove viviamo, tutti abbiamo lo stesso diritto alla salute.
E questo è alla base del concetto di Global Health.
Oggi abbiamo ancora diseguaglianze in fatto di salute, alcuni di noi sono molto più privilegiati di altri e dobbiamo trovare il modo di portare questi vantaggi a chi non li ha.
Nel campo dei vaccini - ha aggiunto Salisbury - ci sono grandi differenze tra ciò che è disponibile per i bambini in Italia o nel Regno Unito e ciò che è a disposizione dei bambini in Siria, in Yemen dove c'è veramente poco per loro.
Investire in Global Health rappresenta un beneficio per tutti".
Una ricerca, quella sui vaccini, che oltre alle competenze richiede ingenti risorse, come ha sottolineato Rino Rappuoli, direttore scientifico e responsabile Ricerca e Sviluppo esterna di GSK Vaccines: "I vaccini hanno contribuito ad allungare la vita media dell'uomo di circa 30 anni nell'ultimo secolo e oggi possono salvare milioni di vite umane nei Paesi in via di sviluppo.
Questo non succede purtroppo nel modo in cui vorremmo perché manca un'azione globale in cui governi e istituzioni pubbliche si mettano insieme all'industria privata per fare ricerche che possono eliminare malattie ancora presenti nei Paesi in via di sviluppo.
Le tecnologie per fare questi vaccini - chiarisce Rappuoli - le abbiamo, quello che ci manca è la possibilità di portare questi prodotti nei Paesi in via di sviluppo".

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