Glorie d'Abruzzo. Pomilio e Paolucci. Lettera a Guerri. Il DNA del Vate

Post 782   Il Tempo mi precipita addosso e con sé mi travolge.
Non riesco più ad arrestarlo.
* Isabella Inghirani è lo pseudonimo d’annunziano dietro cui si nasconde una donna versatile, docente e fine artista pescarese che arricchisce la rete con la qualità dei suoi interventi sempre in grado di tenere alto il tono dell’informazione e della comunicazione, nel rispetto di sé e del frequentatore del variegato salotto facebookiano.
Ha annotato di recente: “di questi tempi l’Abruzzo è noto in Italia e nel mondo per tre personaggi, Razzi, Siffredi e Mezzopane.
Per non arrossire corro  rileggermi Croce, Flaiano, D’Annunzio”.
Abruzzo “nostro” attonito, martoriato.
umiliato,  vilipeso! Dove fuggirono le Ombre di Ovidio, di Mazzarino, di D’Annunzio, di Croce, dei due Spaventa, di Cascella, di Michetti, di Tosti, di  Croce, di Silone, di Flaiano.
Di Mario Pomilio, di Raffaele Paolucci?… Davvero civitas Domini facta est deserta, Sion deserta facta est; Jerusalem desolata est, Domus sanctificationis tuae et gloriae tuae, Ubi laudaverunt te patres nostri! * A proposito di Mario Pomilio e di Raffaele Paolucci di Valmaggiore.
Ambedue di Orsogna, nel Chietino, ambedue ebbi modo di conoscere: il primo alla presentazione di uno dei suoi ultimi libri, Il Quinto Evangelio, che fu al centro di un animato dibattito, il secondo in più di un incontro di  ex alunni del Liceo romano San Leone Magno dove giovanissimo insegnavo.
Medaglia d’oro al valor militare per lo storico affondamento della Viribus Unitis, il più duro colpo assestato alla flotta austriaca dell’Adriatico nella I Guerra Mondiale, era allora prestigioso chirurgo alla Sapienza e fra i medici personali di Pio XII.
Era iscritto al Partito Nazionale Monarchico, diventato poi Partito Democratico Italiano di Unità monarchica, dopo una intesa tra la corrente di Achille Lauro e quella del Segretario Alfredo Covelli.
Professare fede monarchica in quel periodo non era facile.
Persona finissima e signorile, dotata di grande coerenza intellettuale e di spiccato senso morale, morì lasciando dietro di sé un universale rimpianto, come una delle figure più rappresentative di una Italia già sul punto di soffocare nelle volgari dispute partitocratiche il sentimento di una unità nazionale abortito in sul nascere.
  * Marpionerie.
  Inviai il primo di marzo, anniversario della morte di D’Annzunzio, a Giordano Bruno Guerri il seguente messaggio:   Caro Presidente Guerri Gli acciacchi della turpe vecchiezza e un malanno stagionale mi impediscono di essere [...]

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