Gomorra

Regia: Matteo Garrone Sceneggiatura: Matteo Garrone, Roberto Saviano, Maurizio Braucci, Ugo Chiti, Gianni Di Gregorio, Massimo Gaudioso Cast: Gianfelice Imparato, Salvatore Cantalupo, Salvatore Abruzzese, Marco Macor, Ciro Petrone   Uno dei tanti penseri che avevo appena uscito dal cinema era questo: "Ma cosa penseranno di noi quelli che a Cannes vedranno questo film?" Perchè quest'ultimo lavoro di Garrone è completamente privo di speranza per il futuro, una sorta di dichiarazione di emergenza che perdura da così tanto tempo che ormai non è neanche più emergenza ma normale routine quotidiana.
Garrone questo lo sa bene e ci mostra l'intervento della polizia giusto in un paio di occasioni per poi farla sparire per sempre, quasi a indicare che quello è un mondo "a sè" che non può essere toccato dalle tradizionali leggi italiane.
Cinematograficamente parlando Garrone realizza tutto questo utilizzando spessissimo la macchina da presa a mano; mai come in questi casi era essenziale cercare di rompere qualsiasi "pulizia" registica come chiari e puliti stacchi di montaggio o riprese con una fotografia troppo chiara.
Al contrario, in Gomorra piove quasi sompre oppure ci sono grosse nubi a coprire il cielo, i personaggi si aggirano spesso in case con problemi strutturali e in ambienti e stanze poco illuminate, simboli di povertà e sporcizia a cui pare che la gente si sia in qualche modo rassegnata.
La scelta di lasciare il dialetto locale è anch'essa in quella direzione, a totale trasparenza della vita quotidiana di quella gente.
Forse l'unico difetto che si può riscontrare in questo film è il fatto che la sceneggiatura, nel tentativo di aprire il più possibile gli occhi al grande pubblico, si sviluppa attorno a troppi personaggi finendo forse per funzionare più come nuda cronaca che non come vero e proprio sceneggiato cinematografico.
Quello di Garrone è quindi cinema di denuncia, cinema che proprio attraverso la sua esposizione mediatica cerca di "ricordare" quali sono le condizioni della zona campana e dei clan che vi comandano.
I dati riportati a fine film con testo bianco su sfondo nero sono il così detto colpo di grazia, una sorta di terribile riassunto numerico delle cifre di morti, soldi e potere che la camorra gestisce da ormai molti anni.
Ed è così che si esce dal cinema fra mille pensieri, di cui molto probabilmente parecchi di loro sono più di natura sociale che non di natura prettamente cinematografica, ma il Cinema deve anche condurre a questo e Garrone c'è riuscito.

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