Governo, sindacati, opposizione il 24 tutti si giocano molto

Dal 1994 sono passati quasi dieci anni.
Allora, il primo governo Berlusconi cadde - malgrado il premier ami ripetere che fu per l'avviso di garanzia ricevuto a Napoli - anche e soprattutto per colpa delle pensioni.
La prima spallata arrivò infatti con l'oceanica manifestazione sindacale, dopo la quale Bossi cominciò a meditare seriamente l'idea di uscire dalla maggioranza.
Poi vennero il governo Dini, l'omonima riforma della previdenza, il governo dell'Ulivo e il secondo governo Berlusconi.
Politicamente parlando, un'eternità.
Questa volta, dallo sciopero generale non dovrebbero arrivare "spallate" all'esecutivo.
Ma la posta in gioco è lo stesso molto alta.
Cgil, Cisl e Uil affrontano ricompattate quella che definiscono una battaglia "contro una riforma sbagliata"; ma sanno che in ballo c'è anche il ruolo conquistato dalle confederazioni con la prassi della concertazione.
Abitudine, quest'ultima, che buona parte del centrodestra ha nei fatti messo in soffitta.
Anche il governo si gioca molto.
Lo dimostrano l'estenuante trattativa di settembre tra i partiti della Cdl, e la decisione di Berlusconi di parlare a reti unificate per spiegare la riforma al Paese.
Ora che i sindacati promettono una mobilitazione lunga, il rischio è una lenta erosione dei consensi per una maggioranza che ha già parecchi problemi da risolvere.
Intanto è battaglia di parole e di idee.
Da un parte governo e Confindustria, dall'altra centrosinistra e confederazioni, in mezzo una pattuglia di "terzisti" che non amano la riforma Tremonti ma sostengono che - dati demografici alla mano - un intervento sulle pensioni di anzianità sarebbe comunque necessario.
Negli ultimi quindici mesi la posizione sindacale non è cambiata.
Con alcune differenze interne, Cgil, Cisl e Uil hanno dato disponibilità sugli incentivi e sul Tfr nei trattamenti integrativi.
Ma sempre, all'unisono, hanno contestato le fosche previsioni del governo in materia di previdenza e rifiutato qualsiasi stravolgimento della riforma Dini.
Per le confederazioni, dunque, lo sciopero generale è la decisione conseguente di una linea decisa da tempo.
"La previdenza non è un'emergenza", dice dopo la proclamazione dello sciopero Luigi Angeletti (Uil); "Sono andati davvero sopra le righe", aggiunge Pezzotta (Cisl); "Una riforma "immorale", conclude Epifani (Cgil).
Ma per il governo è uno sciopero tutto "politico", che con la riforma di Tremonti non ha nulla a che fare.
Anche la linea dell'esecutivo nel respingere la controffensiva sindacale e delle opposizioni resta la stessa nel tempo: da [...]

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