Gradoni stipendiali: il parere dell'Anief

Ricorsi :: Ruolo - Sblocco scatti e contratto Scatti di anzianità: per l’Anief quella che stanno vivendo i lavoratori della scuola è una situazione grottesca  Prima gli sottraggono gli aumenti e poi gli offrono una nuova una tantum che sa tanto di elemosina.
Con gli altri sindacati che si dicono pure d’accordo.
Anief esprime forti riserve sulla soluzione prospettata e accettata dai sindacati per sbloccare gli scatti di automatici di circa 200 mila dipendenti della scuola italiana, che per contratto sarebbero dovuti scattare dal 1° gennaio 2012 ma che per effetto della legge 122/2010 rimarranno bloccati ancora per almeno un altro anno.
Secondo il giovane sindacato è impensabile chiedere all’Aran di trovare le risorse previste per sbloccare gli stipendi tutelati da diversi articoli della Costituzione proprio quando i tribunali hanno già inviato gli atti alla Consulta.
“C’è un problema – dichiara Marcello Pacifico, presidente Anief – di cui nessuno parla ma che per noi è fondamentale su questa ‘partita’: la Corte dei conti ha certificato zero euro come risparmi dai tagli per l’anno scorso.
Pertanto, mancano 250.000.000 di euro per finanziare la copertura di quegli aumenti che, come in una farsa, prima lo Stato decide di fermare e poi si impegna di recuperare (in parte) attraverso una soluzione farraginosa.
Per l’Anief quella che i lavoratori della scuola stanno subendo è una situazione a dir poco grottesca”.
Il presidente dell’Anief ribadisce, infatti, che “quand’anche si trovassero questi soldi non servirebbero comunque né per la progressione di carriera né per la pensione.
A meno che il giudice della Corte costituzionale non annulli la legge 122/2010, su cui è stato chiamato già ad esprimersi, e consenta ai giudici del lavoro di fare giustizia”.
Secondo l’Anief è questa l’unica strada da percorrere se si vuole veramente tentare di recuperare gli scatti impropriamente sottratti.
Altre non ce sono.
“Invece i sindacati cosa fanno? Mendicano, chiedono di andare a contrattare all’Aran per trovare i soldi, per elemosinare qualche spicciolo e così – continua Pacifico - deviare le richieste pressanti dei lavoratori della scuola a cui la Costituzione riconosce il diritto sacrosanto a un lavoro retribuito e regolato da un contratto”.
Anief non può stare in silenzio, di fronte a quest’ennesimo tentativo di illudere le migliaia di docenti e Ata, le cui buste paga sono ormai così irrisorie da non permettergli di arrivare più neanche a fine mese.
Sarà allora il tribunale a [...]

Leggi tutto l'articolo