Guido Biancardi,ANnOTAZIONI SUL POEMETTO IN FORMA DI POESIE

DA notizie radicali ANnOTAZIONI SUL POEMETTO IN FORMA DI POESIE DI FRANCESCO PULLIA: “NELL’ORA CHE SVANISCE FRA LE CREPE ( CANTICO PER UN DIO IN ASCOLTO)”.
2010 MIMESIS ED.
I CABIRI N°96 8 ottobre 2010 di Guido Biancardi Da Francesco ho ricevuto questo libretto ( piccolo per dimensione e formato, a non per contenuto).
Ringraziandolo, e sottraendomi ad ogni ambizione di recensore, consapevole di non esserne all'altezza, dato che non mi riconosco doti ed attitudine di critico letterario, soprattutto di poesia.
Credo doveroso offrire ai lettori di “N.R.” alcune notazioni sull'opera.
Che non possono non essere riferite, anche all'autore, ma come persona a tutto tondo per quel che mi è stato possibile vedere ed annotare anche direttamente, come compagno.
Sono quindi in parte anche notazioni “politiche”.
Premettendo che, dopo averla letta, la stupenda prefazione di Morris Ghezzi risulta, almeno in parte, inscindibile, per un lettore, da quel che è solo opera sua, mi sento autorizzato dalla (non!)comune frequentazione di Tolstoj, Gandhi, Panikkar, Dolci e Capitini (pur in proporzioni diametralmente inverse in intensità fra me e Francesco), ad esprimere quel che sento doveroso rendere più esplicito dopo mi è stato sollecitato dalla e dalle sue opere.
Mi riferisco, in particolare al filone portante della riflessione su morte-vita che la compresenza capitiniana sostiene, come chiave di lettura filosofica ed insieme lenimento della sofferenza cui l'impermanenza del mondo apparente ci condanna, secondo il buddismo.
Pannella cita la compresenza dei vivi e dei morti come la matrice della filogenesi umana attraverso il fissarsi delle idee e delle azioni nel d.n.a.
della specie.
Ma è “ suo modo” di divulgare il concetto.
Siamo davanti, per il tramite di Pullìa, in un certo modo, alla sua “interpretazione autentica”.
Parla, nel suo poemetto/ode, ad (e forse di), un dio “ alla minuscola”, dello svanire dell'ora che scandisce il tempo del nostro vivere “crepando“? In tal caso il richiamo introduttivo di Ghezzi al testo di Leopardi non poteva essere più puntuale “...Natura...Che per uccider, partorisci e nutri,...” Ma il testo è scandito di memorie di eventi, di volti, d'amori, alcuni dei quali radicali, che son stati raggiunti dal primo segno di sgretolamento (la crepa) di un corpo solido ed intatto così come di tutto ciò che ci è offerto dall'apparenza.
Come, addirittura, la stessa memoria storica.
La sua (nostra) compresenza è peculiare, non rappresentabile da quel che ci è stato descritto [...]

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