Guy de Maupassant

"Su questa terra siamo divisi in due categorie: quelli che hanno bisogno degli altri per distrarsi e venir intrattenuti, e che la solitudine fa soffrire e stanca come l'ascensione di un tremendo ghiacciaio e la traversata del deserto; e quelli invece che con il prossimo si annoiano, si imbarazzano e si esauriscono, mentre l'isolamento li calma e permette loro di fantasticare liberamente.Io sono sempre stato un solitario, un sognatore, un filosofo.
Non che rifiuti la compagnia, la conversazione, il pranzo con un amico, ma se questi durano troppo a lungo vengo colto da una specie di vertigine, da un malessere intollerabile.Il risultato è la mia grandissima affezione per gli oggetti inanimati che assumono per me l'importanza di esseri reali: la mia casa era diventata un intero universo in cui vivevo una vita solitaria e felice in mezzo a mobili e oggetti che contemplavo con tenerezza come volti amici.Avevo fatto costruire la mia dimora in un giardino isolato, e posto a dormire i miei domestici in un padiglione in fondo al parco circondato da un alto muro.In questa casa nascosta, sommersa dal fogliame dei grandi alberi, trascorrevo un'esistenza così riposante che la sera rimanevo alzato a lungo per goderne ancora un poco la pace.Quel giorno tornavo a piedi dalla città, dove m'ero recato a teatro.
Era buio.Verso l'una di notte il cielo cominciò a schiarire un poco, poi spuntò la malinconica falce dell'ultimo quarto di luna.
La luna crescente è chiara, allegra, di un lucido argento, la luna calante è rossastra, tetra, inquietante.
La sua luce è così sbiadita che quasi non crea ombre.Per la prima volta, scorgendo di lontano la massa cupa del mio giardino, sentii sorgere nel cuore un'inspiegabile ansia.
Quel buio d'alberi sembrava una tomba nella quale la mia casa giacesse sepolta."

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