HERNANES: "IL MIO GOL PIU' BELLO"

ROMA – Stop di petto, controllo di sinistro e battuta di destro.
Il tutto non dura che un secondo ma vale il costo del biglietto.
L'ottava perla di Hernanes in campionato (la settima all'Olimpico e la nona stagionale) è la più bella e chissà, se a conti fatti, sarà anche la più preziosa.
Nell'attesa di saperlo, è proprio il diretto interessato a promuoverla:  «Sicuramente il gol più bello segnato da quando indosso la maglia biancoceleste – ha detto ieri alla fine del primo tempo ai microfoni di Sky - e certamente anche tra i più belli in carriera».
Una rete festeggiata con un'esultanza spettacolare: «Le capriole? E' un gesto che faccio sempre quando esulto».
Già, anche se ieri sembravano dettate più dalla voglia di sfogare la rabbia e la delusione accumulate per l'esclusione di Napoli che un gesto di gioia per la rete appena segnata.
A dimostrazione, l'urlo da guerriero emesso vicino alla linea centrocampo (e alla panchina di Reja), una volta terminato il salto mortale all'indietro.
Rimanere fuori in una delle gare più importanti dell'anno, non era andato giù al brasiliano.
Per carità, nessuna polemica, non è nel suo stile.
Aspettava, però, la nuova chance, per far capire al tecnico come si fosse sbagliato.
E alla prima occasione non ha fallito.
Oramai quella dai 18-20 metri, può esser considerata la sua posizione.
Come nel basket il tiratore ha la sua 'mattonella', Hernanes si è ritagliato la sua 'zolla'.
Da quella distanza, infatti, difficilmente sbaglia.
Quello che sorprende, pur avendolo oramai iniziato a conoscere, è la facilità di calcio che possiede sia con il piede destro che con quello sinistro.
Chi lo vede giocare per la prima volta, impiega un po' per capire quale sia il suo piede naturale.
Sveliamo l'arcano: «Calcio con entrambi i piedi e se lo faccio è merito di mio padre – ha spiegato in passato - che quando mi prendeva in braccio da piccolo, mi avvicinava ad un pallone e mi muoveva la gamba destra per poi ripetere il movimento con la sinistra.
Poi, quando ho cominciato a giocare prima in strada e poi a calcetto, ho visto che tutti erano destri.
Allora mi son detto: da domani diventerò mancino.
E così ho fatto».
Stupisce anche la sua mira.
Eccezion fatta per un calcio di punizione nella ripresa che ha sfiorato la traversa, difficilmente il brasiliano non prende lo specchio della porta.
Può trovare il portiere ben piazzato o in vena di prodezze ma i suoi tiri sono sempre calibrati al centimetro.
I suoi compagni lo ammirano: «Vederlo giocare da vicino è uno spettacolo», ha [...]

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