HOMO DICTATORES PECORIBUS

L'antico adagio "homo homini lupus" (l'uomo è un lupo per l'uomo) si potrebbe parafrasare con "homo dictatores pecoribus" (l'uomo è una pecora per il dittatore)...
I cosiddetti “uomini forti”, tenevano per i testicoli (e spesso li stringevano) le loro nazioni, ad esempio Re Abdullah in Arabia Saudita, Gheddafi in Libia, Sadam Hussein in Irak, Idi Amin in Uganda, Mao Tse Tung in Cina, Pol Pot in Cambogia, Ceausescu in Romania, Tito in Jugoslavia, Pinochet in Cile, Videla in Argentina, Franco in Spagna, Stalin in Unione Sovietica, Hitler in Germania, Mussolini in Italia e chi più ne ha più ne metta.
Mi sono limitato solo al secolo scorso ovviamente (sennò non sarebbe bastato lo spazio), citando solo alcuni di quelli defunti, mentre quelli viventi (e, incredibile a dirsi, esistono ancora, soprattutto nel terzo mondo...) sono ancora molto impegnati a stringere gli attributi altrui.
Insomma, il senso del titolo è che la maggioranza degli uomini sotto dittatura si comporta come un gregge di pecore agli ordini del pastore (aiutato dai cani), e per continuare la metafora dobbiamo, ad onor del vero, nominare almeno l'esistenza delle pecore nere, cioè coloro che pensano con la propria testa, non in linea con il regime (e con il gregge), e che, tendenzialmente, fanno sempre una brutta fine; onore al merito a queste persone che, grazie al cielo, con la loro esistenza, restano degli esempi di vita per le generazioni a venire.
Sto parlando di persone come il Mahatma Gandhi, Martin Luther King o Nelson Mandela, tanto per citarne qualcuno.
Un altro simbolo molto attuale potrebbe essere che il gregge di pecore “africano”, accortosi che c'è un varco nell'ovile, tenti la fuga, ma per guadagnarsi la libertà nei verdi pascoli bisogna attraversare vie d'acqua, e gli ovini non sono pesci...
Ricordo, sarà stato credo il '94, quando andai in Niger, e parlando con un ragazzo, sveglio e acculturizzato, seppi che veniva dal sud per andare verso il nord-est e passare il confine con la Libia con il fine ultimo di imbarcarsi verso l'Italia per arrivare in Svezia, e siccome era già stato preso una volta e rispedito indietro, mi raccontava che aveva visto nel deserto biancheggiare le ossa di esseri umani periti di stenti tentando di fare quello che voleva lui.
Mi diceva che, entrati in Libia, c'erano gli addetti al controllo della frontiera con le loro jeep (in pieno deserto del Sahara!), che chiedevano svariati soldi per “non vedere”, e se non li avevi non ti facevano transitare e ti rispedivano indietro, e a volte capitava [...]

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