Harry Potter

Qualche volta, senza che me lo aspetti, mi sorprendo ancora un pò bambina, scopro che i miei gusti, nel corso degli anni, non sono cambiati poi tanto, capisco che per quanto si possa cambiare non ci sarà mai un cambiamento così radicale da farci dimenticare tutto ciò che prima abbiamo amato.
Quando avevo 11 anni scoprii la fantastica saga di romanzi di Harry Potter e fin dalla prima pagina che lessi, capii che c'era qualcosa di affascinante...per mesi non ho fatto che leggere e rileggere quei libri, poi come spesso succede, mollai: troppe cose mi affollavano la mente, stavo crescendo e quello era un libro per bambini.
Eppure, ogni volta che usciva un film, ero al cinema il giorno della prima, ogni volta che usciva in libro, facevo la fila in libreria, perchè infondo quella bambina, innamorata di harry potter e delle sue avventure non è mai scomparsa.
E così, mercoledì scorso, il giorno dell'uscita del quinto film, "Harry Potter e l'Ordine della Fenice", chi poteva essere al cinema se non io? Anche se avevo un dolore lancinante che mi attraversava il corpo (perchè quel giorno mi sentivo davvero poco bene) ero al Medusa a vedere il film, perchè almeno questo glielo dovevo, alla mia salvezza in tante occasioni.
Bellissimo, come al solito, sia per l'intreccio (ed in questo la Rowling è una maestra incomparabile) che per le scene (un pò meno nella recitazione di Daniel Radcliffe ed Emma Watson, ma sorvoliamo), ma soprattutto per la magia che è riuscito a ricreare: 2 ore e 20 senza un solo istante di noia.
E questo perchè ad ogni scena mi sembrava di essere di nuovo a quell'istante della mia vita in cui sfogliavo il mio libro e leggevo le avventure del mio Harry sulla carta: mi sembrava di sentire la carta tra le mani, e per un istante non avevo più 17 anni, ma di nuovo 11, ero di nuovo a quel giorno in cui le avventure di Harry Potter entrarono nella mia vita e mi regalarono di nuovo il piacere di leggere, il piacere di sognare, il piacere di usare la fantasia pur sapendo che la vita è molto diversa da ciò che si vede sullo schermo.
E' per questo che, osservando quei bambini, di cinque o sei anni, seduti di fronte a me, mi trovavo a pensare che loro non avessero il diritto di stare lì, che lì dovessimo esserci solo io e pochi altri, che avevano avuto il piacere di conoscere Harry a poco a poco, che lo avevano aspettato con trepidazione giorno dopo giorno, che avevano fatto la fila in libreria e che avevno lottato per essere lì quel giorno, affinchè il bambino che c'è ancora dentro di loro potesse essere [...]

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