Ho cominciato ad avere gravissime riserve sulla mia parte politica.

Ho cominciato ad avere gravissime riserve sulla mia parte politica più o meno venti anni fa, ossia quando mi sono accorto del disastro che la “cultura di sinistra”, profondamente antimeritocratica e chiusa nei suoi clan, stava producendo nella scuola e nell’università.
Gli anni dell’Ulivo al governo hanno solo rafforzato i miei dubbi, e ne hanno aggiunto uno nuovo: perché la sinistra, che pure controlla tanta parte della produzione culturale, è così poco interessata a capire come vanno le cose? Perché è così ostinatamente attaccata ai propri luoghi comuni? Perché non va mai a controllare se ciò che dice è vero? I miei ultimi quattro libri, usciti fra il 2001 e il 2006, sono semplicemente tentativi di dare risposte a domande vere sulla società italiana.
Non so se le mie analisi siano perfettamente adeguate, ma posso dire che ho scritto quei libri senza conoscere in anticipo le risposte.
Naturalmente mi sono chiesto se i miei dati sarebbero stati strumentalizzati, da destra e da sinistra, e sapevo perfettamente che ciò sarebbe avvenuto.
Il mio “Dossier Italia” dell’anno scorso è stato agitato da Rutelli contro la destra, e da Follini contro la sinistra.
Oggi “Tempo scaduto” è usato dalla destra più che dalla sinistra non perché le sue analisi diano ragione alla destra, ma perché la sinistra – non occupandosi più della realtà – non ha tempo per informarsi sulle cose di cui parla.
Mi ha molto colpito, ad esempio, vedere ieri sera l’unico ospite di sinistra invitato a Otto e mezzo che leggeva un contratto con gli italiani falso (nel contratto non si parla di “dimezzamento dei reati”), e parlava di un libro che evidentemente non aveva letto.
Se lo avesse letto, si sarebbe difeso assai meglio.
I miei libri sono uno shock per la sinistra non perché dicano cose sconvolgenti, ma perché da troppi anni la sinistra dipinge il mondo come non è.
Dunque rassicuratevi.
Gli elogi della destra, tanto più se vengono da persone come Bruno Tabacci, non mi turbano minimamente.
Che dicendo la verità sarei stato considerato un traditore era nel conto.
Figuriamoci se non mi aspettavo i rimbrotti dei militanti e le lezioncine dei maestrini “de sinistra”, come li chiamate voi.
Quanto ai salotti di ogni genere e specie, ne sto alla larga da sempre.
Lei non può saperlo perché non ci conosciamo personalmente, ma io vivo “sconnesso”: sto in campagna, vedo pochi amici, odio la posta elettronica e il telefonino, quando devo pensare o scrivere mi rifugio in montagna, non ho mai parlato in vita [...]

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