Ho due strappi nei jeans

Ho due strappi nei jeans, dietro la coscia e sul ginocchio: i jeans che mi vanno un po' stretti, che mamma ha ricucito più volte a macchina sovrapponendo altri strati di tessuto; i jeans che mi fanno sorridere per quanto deve sembrare grande il mio cazzo a chi guardi sotto la cintura.
Mi provoca tensione l'attenzione che metto nel cercare di non allargarli quando mi siedo.
È una sensazione non strettamente legata a questo paio di pantaloni, ma generica, che riguarda tutto ciò che è deperibile, come la carta delle pagine di un libro che tu tenga in mano sotto la pioggia, come la pelle che sfrigoli su un oggetto incandescente.
Ne godo per quanto m'inquieti, nonostante ne provi repulsione.
Anche provocare e ricevere dolore e sofferenza sono induzioni dall'interno, da un impulso che spinge alla ricerca di una ascensione che sia solo personale.
Non ha a che fare con l'impossibile interazione con gli altri; ne è solo una conseguenza.
Bastiamo a noi stessi senza che sia sufficiente, e sono a ...

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