I Campioni ripartono dall'Ajax, il turnover preoccupa Ancellotti

MILANO - "Real Madrid, Manchester e Arsenal, tutte e tre le italiane, più il Bayern Monaco, che ha preso Makaay, e il Chelsea di Abramovich, che può diventare la mina vagante".
La coppa col nastro rossonero legato alle orecchie, che Maldini sollevava non più tardi di tre mesi e mezzo fa, dentro l'Old Trafford colonizzato dai tifosi di Milan e Juventus, da oggi è di nuovo un trofeo da conquistare.
Ancelotti, l'allenatore campione d'Europa e vincitore della Supercoppa, elenca senza incertezze gli ostacoli tra il Milan e il bis in Champions League, vera miniera d'euro: il titolo del 28 maggio portò in dote oltre 40 milioni e permise l'acquisto di Kakà.
In nome della pace di spogliatoio, omette per la verità l'ostacolo più ingombrante, nel debutto di stasera al Meazza con l'Ajax: il turnover, traduzione universale di due parole sgradevoli: panchina e tribuna.
Kakà ha ingigantito il problema, aggiungendosi al classico ballottaggio Rui Costa-Rivaldo e Umberto Agnelli ha affondato il coltello nella piaga: ha rimproverato all'Ancelotti juventino gli eccessivi tormenti, ogni volta che doveva escludere un campione.
"Ci siamo parlati e chiariti", ha raccontato Ancelotti: con la rosa sovrabbondante che si ritrova al Milan, tacciarlo ancora di mancanza di decisionismo sarebbe ingeneroso.
Stasera, comunque, la polemica è in agguato.
Due tra Rivaldo, Kakà e Rui Costa - la coppia brasiliana è indiziata - capeggeranno d'autorità la lista degli scontenti, già assai nutrita.
Vi figurano il terzo portiere della nazionale Abbiati, cui sabato scorso in campionato è stato preferito Dida, benché reduce dal viaggio in Brasile; Ambrosini, altro azzurro e riserva delusa a Manchester, chiuso da un Seedorf in forma precaria, da Pirlo e da Gattuso; Brocchi, il prezioso tuttofare che finisce sempre in tribuna; Tomasson, l'attaccante che entrava e segnava, come dimostra proprio il ricordo del decisivo gol all'ultimo minuto all'Ajax, nel ritorno dei quarti di finale, e che adesso non entra più; Redondo, confermato per ora come spettatore.
La squadra ha recepito la teoria della causa comune, ribadita lunedì da Ancelotti.
Nella pratica, però, le gerarchie sono sempre più consolidate e i malumori riaffiorano.
Ancelotti nemmeno prova a nasconderli: "Rivaldo capisco che si arrabbi, chi vi dice che non giochi? Rui Costa non l'avrei mai sostituito, col Bologna: tengo sempre in campo chi viene fischiato e a Parma litigai con la gente per Crespo, ma dovevo provare a cambiare schema.
Tomasson fa meno notizia, ma state tranquilli, conosco la sua [...]

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