I Santi nostri intercessori

  19  Giugno 2012  Martedi San Romualdo Abate Un mattino del settembre 978 corre a Venezia l’allarme: "E’ sparito il Doge!".
Ed è vero: Pietro Orseolo I, da due anni in carica, è fuggito nella notte, diretto a un lontano monastero dei Pirenei.
Ha pochi accompagnatori, tra cui il giovane monaco Romualdo, figlio del duca Sergio di Ravenna.
Perché? L’Orseolo è diventato Doge dopo l’assassinio del predecessore, Pietro Candiano IV.
Non è chiaro se abbia a che fare col delitto, ma l’imperatore Ottone II minaccia vendette.
E allora lui, "sacrificando sé stesso, evitava al popolo pericoli, lotte intestine, attacchi esterni" (A.
Zorzi, La Repubblica del leone).
Nel monastero pirenaico Romualdo aiuta e assiste l’ex Doge, che muore nel 987-88 da semplice monaco (e la Chiesa lo venera come santo dal 1731).
Romualdo torna poi a Ravenna, ma non si ferma in quello che fu il suo primo monastero, Sant’Apollinare in Classe.
Anzi, in verità non si ferma da nessuna parte.
Diventato monaco (insieme a suo padre) dopo uno scontro sanguinoso in cui era coinvolto il suo casato, s’impone una vita severa di penitenza, preghiera e meditazione.
Ma spesso lo chiamano a incombenze ecclesiastiche e politiche, per le sue relazioni con le grandi famiglie del tempo.
Lui accetta per dovere, ma con l’ansia di tornare via al più presto: la sua vera casa sono gli isolotti del delta padano, le alture degli Appennini e, per qualche tempo, le coste istriane: luoghi meravigliosi per la sua solitudine, che però non dura.
Arriva sempre gente che cerca Romualdo, che ha bisogno di Romualdo.
Certi monaci vogliono crearsi un cenobio? E lui li aiuta, poi si ripete con altri, e infine passa la vita a fondarne da ogni parte.
Sempre piccoli, però: non sopporta monasteri grossi e monaci all’ingrosso, e ha scontri continui con personaggi scadenti, o peggio: un abate, che si è comprato la carica, tenta pure di strangolarlo.
Sempre esigente e sempre con progetti: come quello, irrealizzato, di guidare spedizioni missionarie in Nord Europa.
Nel 1012 scopre la meraviglia dell’Appennino casentinese (Arezzo) e vi fa sorgere, a 1098 metri, un piccolo eremo.
Trecento metri più sotto edifica poi un monastero.
E così nasce Camaldoli, centro di preghiera e di cultura ancora nel XX secolo.
Costruire, avviare una convivenza, insegnare (ma alla predica preferisce il colloquio).
Partenze e arrivi ritmano la vita di Romualdo, che si conclude in un altro monastero fondato da lui: quello marchigiano di Val di Castro.
Qui egli muore da eremita qualsiasi, in [...]

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