I contributi degli immigrati pagano le pensioni di 640mila italiani

Tra i «primi benefici dell'immigrazione» ci sono «i contributi pensionistici versati dagli stranieri occupati» che «nel 2014 hanno raggiunto quota 10,9 miliardi».
A rilevarlo è la Fondazione Leone Moressa, nel suo ultimo rapporto sull'economia dell'immigrazione.
«Ripartendo il volume complessivo per i redditi da pensioni medi, si può calcolare - si legge nello studio - che i contributi dei lavoratori stranieri equivalgono a 640 mila pensioni italiane».
Ai contributi pagati ogni anno occorre aggiungere «7 miliardi di Irpef».
E, sottolinea sempre il rapporto, «sono oltre 550 mila le imprese straniere che producono ogni anno 96 miliardi di valore aggiunto».
Nel complesso, secondo l'indagine, «gli stranieri che lavorano in Italia producono 127 miliardi di ricchezza, paragonabile al fatturato del gruppo Fiat».  «Nel nostro Paese l'immigrazione è sempre più importante», sostiene il dossier della fondazione Moressa e avverte: «per mantenere i benefici attuali anche nel lungo periodo sarà necessario aumentare la produttività degli stranieri, non relegandoli a basse professioni».
Il rapporto guarda anche alla spesa pubblica rivolta all'immigrazione, concludendo che i settori più rilevanti sono welfare e sicurezza.
«L'analisi a costi standard evidenzia - si legge - come il costo degli stranieri sia inferiore al 2% della spesa pubblica».  Dal punto di vista demografico, inoltre, «nel 2015 gli italiani in età lavorativa rappresentano il 63,2%, mentre tra gli stranieri la quota raggiunge il 78,1%».
A livello di singoli settori di attività economica, la presenza degli immigrati è concentrata nel comparto del commercio (oltre 200mila imprese su 550mila totali a guida straniera).
Seguono le costruzioni.
La popolazione non italiana risiede soprattutto in Lombardia, ma ampie quote si ritrovano anche nel Lazio, nell'Emilia Romagna e nel Veneto.
Le nazionalità di origine più rappresentate sono invece la Romania, l'Albania e il Marocco.

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