I nuovi consumatori consapevoli

Ricordate la storiella della formica che, dopo l’estate trascorsa a far legna per l’inverno, dice alla cicala reduce dal mare e in partenza per Parigi: «Se incontri un certo La Fontaine, digli da parte mia di andare al dia­volo»? Forse andrebbe aggiornata alla luce della recessione.
La crisi economica infatti ha creato un nuovo tipo di consumatore: non indifferente alle mode, tutt’altro, ma più severo, attento e selettivo.
Più formica, appunto.
E che proba­bilmente non cambierà il nuovo atteggiamento anche quando la tempesta sarà passata.
Il successo degli outlet, dove si possono acquistare con lo sconto le grandi marche (+20 per cento le vendite nei primi cinque mesi del 2009 secondo un’inchiesta del set­timanale Il Mondo ), è solo uno de­gli indicatori di questa tendenza.
Non solo i meno abbienti ne sono coinvolti ma anche le fasce sociali ad alto potere d’acquisto.
«Alcuni non hanno altra scelta che l’auste­rità — sottolinea Paul Flatters, au­tore con Michael Wilmott del sag­gio «Capire il consumatore post-re­cessione» pubblicato da Harvard Business Revue —.
Tuttavia anche molte persone facoltose tendono sempre più a fare economia, e non sempre per necessità».
La fotografia più aggiornata del «nuovo consumatore» emerge ni­tidamente dall’ultima rilevazione dell’Osservatorio Retailing della Sda Bocconi sulle scelte nel cam­po dell’abbigliamento.
Il primo da­to evidente è l’aumento dei punti vendita visitati dal campione di 1.400 persone: otto o nove, appar­tenenti a quattro o cinque formu­le diverse, tra cui grandi magazzi­ni, catene di pronto moda, punti vendita specializzati in abbiglia­mento sportivo, outlet e flagship store di grandi marchi.
Come di­re? Le vie dello shopping non so­no infinite ma sono aumentate.
Il cliente a caccia dell’occasione mi­gliore non si limita a navigare vir­tualmente su Internet ma «navi­ga » fisicamente tra bottega e bot­tega, confronta le alternative e so­lo raramente si ferma alla prima insegna.
O tanto meno al negozio sotto casa.
«Le formule distributive più fre­quentate — dice il responsabile dell’Area Marketing della Sda Boc­coni Sandro Castaldo — risultano i grandi magazzini come Coin, Ri­nascente, Oviesse e Upim (38,7% del campione), seguiti dalle cate­ne di abbigliamento come Benet­ton, H&M e Zara (24,1%) e da quel­le di abbigliamento sportivo come Decathlon, Giacomelli e Longoni (21,8%).
Un po’ meno frequentati i punti vendita delle griffe (11,4%) e gli outlet (4%), un fenomeno quest’ultimo in [...]

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