I potentati rivogliono Roma: una battaglia di popolo!

La bagarre è cominciata: tutte le forze più retrive e reazionarie, le lobby più legate alla corruzione, agli affari e alla speculazione; i personaggi intoccabili, che vivono in una dimensione parossistica, entro cui mai un giudice o un organo di controllo oseranno mai penetrare, pena la rovina (e talvolta la morte), e che determinano in larga parte il destino del Paese, si stanno organizzando per ribaltare il risultato elettorale di Roma.
Perché non è vero affatto che il risultato-pateracchio di Milano sia più importante di quello della capitale, si è trattato di un falso scoop: orchestrato dai media di regime, per far credere che, in fondo, si sapeva che a Roma la protesta avrebbe avuto il suo culmine, dopo anni e anni di negatività da parte di tutti gli altri partiti e comitati.
E forse, tutto sommato, l’apparato avrebbe lasciato fare, stiracchiando il ballottaggio, fino a vincerlo, secondo certi piani.
Ma qualcosa è accaduto di impensabile, e non tanto relativo  alla vittoria al 35% dei suffragi della candidata grillina, ma a tutto il contesto che, inaspettatamente  si è portata dietro.
a) la sconfitta della destra e del centro-destra: i potentati, cioè Vaticano, Consorzio pro-Olimpiadi, Acea, erano concordi nel far vincere, per il ballottaggio, più la destra-centrodestra (Meloni-Marchini) che Giachetti,  e questo per un motivo semplicissimo.
Perché il primo gruppo avrebbe mantenuti intatti tutti i privilegi dei vari potentati, dopo aver negoziato certe camarille (sistemazione di posti, prebende e gare d’appalto, come già fece Alemanno); il secondo, con la presenza eventuale di elementi radicali e di sinistra, indispensabili per colmare il gap coi Cinquestelle, allarmava il Vaticano e i vari Caltagirone, Malagò, Montezemolo, ecc.
per eventuali colpi di testa, improbabili (perché Renzi avrebbe fatto da cane da guardia), ma, dopo l’esperienza Marino, possibili.  Al ballottaggio, la differenza di percentuali (molto minore di quella verificatasi!), sarebbe stata facilmente coperta da una mobilitazione di massa di truppe fresche, portate giù dai Parioli, dalle parrocchie, dalle varie cineserie.
Invece non è andata così, ma non per il fatto che Marchini sia scivolato sulla banana berlusconiana, che troppo tardi, sono parole della Mussolini di ieri, è servita all’ex-cavaliere per impostare un appoggio successivo a Giachetti (e quindi la Meloni e Salvini erano da fermare!), ma perché la Lega ha perso moltissimo e ha tolto lo slancio a FdI.
b il rischio olimpiadi: scavato un fossato dell’11% [...]

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