I ricordi mi tagliano la strada

Da bambina abitavo in una casa le cui finestre affacciavano su una piazza rotonda e delicata, ma era una piazza di città e i versi che cantava avevano un ritmo asciutto e senza poesia.
Gli stipiti, chiusi al gelo ed al chiasso, mi provocavano un nodo stretto in gola.
Spalle coperte da occhiate affascinate e affascinanti e mani celate nelle tasche profonde, mia madre...donna di bellezza indescrivibile.
Tornava a casa coi suoi guanti, fredda di maestrale e io la guardavo dal corridoio lungo e senza sole.
In quella piazza s’affacciava il tempo…sfiatavano come balene i grandi camion affrontando la curva.
Dai vetri intravedevo il mio profilo senza spessore  e senza volto…e stavo li a contare quante macchine rosse passavano.
Sette…otto…nove…fino a che avevo dita da prestare al mio gioco.
Il mondo era lì…fuori…oltre quei vetri tersi, sotto i miei piedi e sotto le piastrelle…ignoto e spaventoso.
Immaginavo il poi...mi domandavo spesso  di quale mondo avrei fatto parte, a quale storia avrei  assistito, su quale punto e virgola sarei saltata.
Non mi poteva capitare nulla da lì, protetta da quel tutto…pesce che ansimava in una boccia tonda ruotavo su me stessa ed attendevo l’ora  di poter veleggiare in mare aperto.

Leggi tutto l'articolo