IL BELLO � BUONO

  ARGILLÀ   Καλοκαϒάϑός era per i Greci un unico concetto: bello e buono.
Bello e buono è l'eroe.
Bello e buono è l'uomo ideale, ma bello e buono può essere anche buono è bello o, più difficile per noi come concetto, bello è buono.
Se dalla sfera semplicemente umana passiamo a quella specifica dell'arte allora è vero il secondo: bello è buono.
Perché "la bellezza salverà il mondo" e giù giù, dalle vette del sublime alla più umile delle ciotole d'argilla il bello è buono perché ciò che è bello ti eleva e ti dà senso, dà senso alle tue azioni.
Una bella sedia dà senso al sedersi, un bel vestito dà senso al vestire.
Allo stesso modo un bel piatto dà più senso al mangiare, un bel bicchiere dà più senso al bere.
Bisogna fare attenzione però a non scambiare "bello" con "ricco".
Un cucchiaio di legno, una ciotola di argilla possono avere più bellezza di tanti servizi decorati in oro.
E qui di nuovo, ahimè, l'Oriente è da sempre molto più avanti.
Guardando una ceramica Bizen, dove il fuoco ha deciso a suo capriccio cosa imprimere sull'argilla, si capisce subito perché venisse stimata più di una quantità di vasellame dalle decorazioni raffinate.
Una ceramica Bizen è pura potenza della natura.
È come se l'artista non fosse altro che colui che questa potenza riesce a incanalare e rendere visibile.
Colui che è capace di coglierla nell'attimo irripetibile della sua perfezione, e poi basta, finisce lì.
Non può e non vuole andare oltre perché non c'è nulla che si avvicini tanto alla perfezione come quello schizzo di luce stampato dal fuoco.
Ecco, forse l'artista, ogni artista, non è altro che questo: un cacciatore paziente di attimi perfetti.
   

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