IL Buco del CULT - Giovanni Allevi, pianoforte: meglio PIANO che FORTE

 
Sul conto di Giovanni Allevi, artisti di vaglia indiscutibile sono stati sprezzanti, ma intellettualmente onesti, come Uto Ughi, oppure più insinuanti, sottili e setosi, pur sempre nella perfetta lucidità di giudizio, come Stefano Bollani. La leggerezza trasognata da zucchero filato e nuvolette rosa è quanto di più stucchevole emerga nell'Allevi pubblico, e resta la critica meglio circostanziata al personaggio. C'è, poi, la questione nel merito artistico e lo spazio così fatalmente puntuale ed opportuno delle sue presenze, fatto di eventi istituzionali fra diplomazie ossequienti, tanto risonante da sembrare il prodotto di un piano di commercio.
 
I casi di Richard Clayderman, con la sua "Ballade pour Adeline", e  di Stephen Schlaks, con quel "Sensitive and delicate", precedono ed intercedono a tener entrambi testa all'Allevi-pensiero musicale.
 
Il punto è che Allevi si propone, o si lascia proporre, come il Leibniz moderno: l'uomo integrale cercato da Socrate; l'ultimo scienziato un...

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