IL CANDIDATO PDL E I GADGET NOSTALGICI

DA AGENZIA RADICALE martedì 16 febbraio 2010 L'apologia del fascismo dovrebbe essere un reato.
Ma come tutto in Italia, anche questo è relativo.
Luigi Celori, ex MSI e candidato Pdl alle elezioni nel Lazio, per la sua campagna elettorale ha pensato bene di omaggiare i suoi sostenitori con un gadget che non lascia nulla all'immaginazione: un calendario fascista in onore dell'Ottantesimo anno dell'Era - LXXXVII E.F - iiziata nel 1922 con la marcia su Roma.
"Dovete sopravvivere e mantenere nel cuore la fede" è lo slogan di un duce in marsina, cilindro e posa gladiatoria proposto in primo piano sulla copertina, proprio quello che è nelle intenzioni di Celori, in corsa per un terzo mandato, che della sua "fede" non si vergogna e la ostenta con convinzione.
Per ogni mese un fascio littorio, un ritratto in bianco e nero, uno slogan fascista.
Un'esaltazione delirante che vuole, come da buona tradizione fascista, lanciare un messaggio forte e chiaro per evitare mistificazioni.
La notizia, apparsa sul sito de La Repubblica, ha immediatamente fatto il giro del web e dure sono state le repliche da parte degli avversari politici.
"E' molto grave la scelta del candidato del Pdl al consiglio regionale del Lazio, Luigi Celori, di regalare il calendario con foto e frasi di Mussolini in occasione degli incontri della campagna elettorale" ha dichiarato Emanuele Fiano, deputato del PD "speriamo che quanto prima il vertice del Pdl vorrà condannare questo episodio che vede protagonista l'ex capogruppo di An in consiglio regionale e ritirare la candidatura di una persona che ancora ha nostalgia degli anni piu' terribili della storia d'Italia del secolo scorso".
Il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, ha affermato di essere all'oscuro della faccenda e di non avere contatti con i consigliere Celori, mentre Enzo Foschi, consigliere Pd in Regione, attacca "Se quanto riportato da Repubblica è vero siamo di fronte a un fatto davvero grave, perché Celori imposta la sua campagna elettorale nemmeno tanto più sull’ambiguità e sul filo di rigurgiti di estrema destra ma su vera e propria apologia di fascismo, facendoci rimpiangere chi, come Achille Lauro a Napoli, regalava la pasta".
ALESSANDRA AGAPITI

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